Introduzione
Ritenuta d'acconto 2026: cos'è e come funziona
Resoconto
La ritenuta d'acconto è un meccanismo fiscale con cui una parte del compenso dovuto a un professionista o collaboratore viene trattenuta direttamente da chi effettua il pagamento e versata all'Agenzia delle Entrate. In pratica, invece di ricevere l'intero importo della fattura o della prestazione, il prestatore incassa un compenso già "decurtato" di una quota che rappresenta un anticipo delle imposte dovute.
Il termine "d'acconto" deriva proprio da questo principio: la somma trattenuta non è una tassa definitiva, ma un anticipo sull'IRPEF che il professionista dovrà poi calcolare nella propria dichiarazione dei redditi. Le ritenute subite durante l'anno vengono infatti scomputate dall'imposta complessivamente dovuta. Se l'importo trattenuto è superiore alle imposte da pagare, si genera un credito d'imposta.
Nella maggior parte dei casi, la ritenuta d'acconto sui compensi professionali è pari al 20% del compenso imponibile. Si applica soprattutto alle prestazioni di lavoro autonomo, alle collaborazioni occasionali, alle provvigioni di agenti e intermediari e ad alcune tipologie di diritti d'autore.
Il soggetto che trattiene e versa la ritenuta si chiama sostituto d'imposta. È il committente che, per legge, agisce come intermediario fiscale tra il professionista e lo Stato. Oltre a trattenere la ritenuta al momento del pagamento, il sostituto d'imposta deve versarla tramite modello F24 entro le scadenze previste e certificare annualmente gli importi trattenuti attraverso la Certificazione Unica e il modello 770.
Questi i soggetti che possono operare come sostituti d'imposta:
Le società di capitali (come SRL e SpA);
Le società di persone;
Le imprese individuali;
Gli enti pubblici e privati;
Le associazioni, le fondazioni e, più in generale;
I titolari di partita IVA che corrispondono compensi soggetti a ritenuta.
I privati cittadini, invece, normalmente non agiscono come sostituti d'imposta: se un consumatore paga un professionista per una prestazione privata, non deve trattenere né versare alcuna ritenuta.
Devi emettere fattura con ritenuta d'acconto? Scopri Tot, il conto aziendale online per imprese e professionisti con fatturazione elettronica inclusa senza costi aggiuntivi.
Sì.
Anche le prestazioni di lavoro autonomo occasionale sono generalmente soggette a ritenuta d'acconto del 20%, purché il committente sia un sostituto d'imposta. In questi casi chi svolge la prestazione non emette fattura, ma una ricevuta per prestazione occasionale, sulla quale viene indicata la ritenuta trattenuta.
Facciamo un esempio pratico: se una prestazione occasionale ha un compenso lordo di 1.000 euro, il committente trattiene 200 euro di ritenuta e paga 800 euro netti al collaboratore. I 200 euro vengono poi versati all'Agenzia delle Entrate tramite modello F24.
È importante ricordare che la ritenuta d'acconto non sostituisce eventuali obblighi previdenziali. Se i compensi occasionali superano i 5.000 euro annui, scatta infatti l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per la quota eccedente.
I contribuenti in regime forfettario rappresentano una delle principali eccezioni al sistema della ritenuta d'acconto. Chi aderisce al forfettario, infatti, non subisce la ritenuta sulle fatture emesse e incassa normalmente l'intero compenso pattuito.
Per evitare che il committente applichi erroneamente la trattenuta, nella fattura deve essere inserita una specifica dicitura che richiama il regime forfettario e l'esonero dalla ritenuta previsto dalla legge.
Attenzione però a non fare confusione: il fatto di non subire ritenuta sulle proprie fatture non significa automaticamente non avere obblighi come sostituto d'imposta. Un forfettario con dipendenti o collaboratori può comunque essere tenuto a effettuare e versare ritenute in relazione a quei rapporti.
È una delle situazioni che genera più dubbi tra professionisti e freelance. In linea generale, se il committente trattiene correttamente la ritenuta ma poi non la versa all'Agenzia delle Entrate, il professionista non perde automaticamente il diritto a scomputarla nella propria dichiarazione dei redditi.
Per questo motivo è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture emesse, bonifici ricevuti e soprattutto la Certificazione Unica rilasciata dal sostituto d'imposta. Questi documenti dimostrano infatti che la ritenuta è stata effettivamente trattenuta dal compenso.
Dal punto di vista fiscale, le conseguenze del mancato versamento ricadono principalmente sul sostituto d'imposta, che può essere soggetto a sanzioni, interessi e controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate.
