Introduzione
Regime forfettario 2026: la guida completa per partite IVA
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato più utilizzato in Italia da freelance, liberi professionisti e ditte individuali. Soglia di ricavi a 85.000 euro, flat tax al 15% (o al 5% per le nuove attività), niente IVA in fattura, contabilità semplificata.
Sulla carta è il sogno di chi vuole gestire la propria attività con il minimo della complessità, ma, nella pratica, gli aspetti da tenere a mente non sono pochi e sono spesso soggetti a cambiamenti.
Ma niente panico, perché hai appena trovato la guida più completa e semplice del web sul regime forfettario nel 2026. Vediamo chi può accedere, requisiti, come funziona la flat tax e la gestione fiscale di questa forma giuridica.
Che cos'è il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190/2014) e da allora ritoccato più volte. Si rivolge alle persone fisiche (freelance e professionisti) che esercitano attività d'impresa, arti o professioni in forma individuale.
L'idea di fondo è quella semplificare la gestione fiscale per chi non esegue non ha un numero elevato di fatture.
- Niente IVA in fattura;
- Niente ritenuta d'acconto;
- Contabilità ridotta all'essenziale;
- Un'unica imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.
Le tre caratteristiche distintive del regime forfettario
Ecco quali sono le tre caratteristiche distintive del regime forfettario.
- Tassazione sostitutiva: una sola imposta al 15% (o al 5% nei primi 5 anni per le nuove attività) calcolata sul reddito imponibile, in luogo di IRPEF, addizionali e IRAP;
- Niente IVA in fattura: chi è in forfettario non addebita l'IVA ai clienti e non la versa allo Stato, ma in compenso non può detrarre quella sugli acquisti. Restano però i casi in cui l'IVA va comunque versata, come negli acquisti intra-UE in reverse charge sopra la soglia annua dei 10.000 euro;
- Contabilità semplificata: nessun obbligo di registri IVA, esonero dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale).
L'unico adempimento principale resta la dichiarazione dei redditi annuale.
A chi conviene essere in regime forfettario
Il regime forfettario è particolarmente conveniente per chi:
- Ha pochi costi rispetto al fatturato (il reddito imponibile è forfettizzato, non si deducono le spese reali);
- Lavora prevalentemente con clienti privati (che non possono detrarre l'IVA, quindi non perdono nulla);
- Ha un fatturato stabile sotto gli 85.000 euro;
- Vuole evitare la complessità della gestione IVA e la contabilità ordinaria.
Diventa invece meno vantaggioso se hai costi alti rispetto ai ricavi: in quel caso, la deduzione forfettaria potrebbe penalizzarti rispetto a un regime ordinario con costi reali deducibili.
Requisiti di accesso al regime forfettario 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l'impianto del regime forfettario senza modifiche strutturali. La soglia principale resta 85.000 euro di ricavi o compensi annui, con la conferma anche per quest'anno della soglia maggiorata di 35.000 euro per chi percepisce redditi da lavoro dipendente o pensione.
Vediamo i requisiti nel dettaglio.
Il limite di ricavi: 85.000 euro
Per accedere al regime forfettario o per mantenerlo, nell'anno precedente non si devono aver superato 85.000 euro di ricavi o compensi, ragguagliati ad anno. Il riferimento per il 2026 sono quindi i ricavi del 2025.
Il limite è indipendente dal codice ATECO: vale uguale per un consulente, un artigiano o un commerciante. Va calcolato considerando il principio di cassa per i professionisti (compensi effettivamente percepiti) e di competenza per le imprese (ricavi maturati).
Le spese per lavoro dipendente: massimo 20.000 euro
Chi ha collaboratori o dipendenti deve fare attenzione a un secondo paletto: le spese per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi a collaboratori non possono superare 20.000 euro lordi annui.
Il limite vale anche per:
- Borse di studio;
- Assegni di ricerca;
- Utili erogati ad associati in partecipazione con apporto di solo lavoro.
La nuova soglia per dipendenti e pensionati: 35.000 euro
Qui c'è una delle conferme più importanti della Legge di Bilancio 2026. Chi percepisce contemporaneamente redditi da lavoro dipendente o pensione può accedere al regime forfettario solo se questi redditi non superano una determinata soglia, indicata nella Certificazione Unica dell'anno precedente.
La soglia "a regime" sarebbe di 30.000 euro, ma anche per il 2026 è stata prorogata a 35.000 euro. Una proroga temporanea, in vigore solo per quest'anno (salvo ulteriori interventi normativi).
Tradotto: se nel 2025 hai percepito redditi da lavoro dipendente o pensione fino a 35.000 euro, nel 2026 puoi aprire partita IVA in forfettario o restare nel regime.
Eccezione importante: se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell'anno precedente (e dopo non hai percepito né pensione, né iniziato un nuovo rapporto di lavoro in essere al 31 dicembre), la soglia dei 35.000 euro non si applica.
Cause di esclusione: chi non può accedere
Anche se rispetti il limite degli 85.000 euro, ci sono situazioni che ti escludono comunque dal regime forfettario. Vediamole una a una.
Partecipazione a società di persone o associazioni professionali
Non puoi accedere al forfettario se partecipi contemporaneamente a:
- Società di persone (S.n.c., S.a.s.)
- Associazioni professionali o studi associati
- Imprese familiari
La partecipazione va dismessa entro l'anno precedente a quello in cui si vuole entrare nel regime.
Controllo di S.r.l. o associazioni in partecipazione
Non puoi accedere se controlli, direttamente o indirettamente, una S.r.l. o un'associazione in partecipazione che svolge attività riconducibile a quella esercitata in proprio (stesso codice ATECO o attività affine).
Il punto critico è il termine "riconducibile": se la S.r.l. opera in un settore completamente diverso dal tuo, l'esclusione non scatta.
Prevalenza di fatturazione verso ex datore di lavoro
Non può accedere al forfettario chi fattura prevalentemente (oltre il 50% del fatturato) nei confronti del proprio ex datore di lavoro, o di soggetti a esso riconducibili, nei due anni precedenti alla data di inizio attività.
Questa è una norma antielusiva: serve a evitare che lavoratori dipendenti vengano "trasformati" in partite IVA forfettarie pur continuando a lavorare di fatto per lo stesso datore di lavoro.
Regimi speciali IVA e residenza estera
Restano fuori anche:
- Chi applica regimi speciali IVA (agricoltura, editoria, agenzie di viaggio, vendita di sali e tabacchi, eccetera)
- Chi non è residente in Italia (con eccezione per i residenti in UE/SEE che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo)
- Chi svolge in via prevalente attività di cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi in ambito UE
Come si calcola il reddito imponibile per regime forfettario
Nel regime forfettario non si deducono i costi reali. Il reddito imponibile è calcolato in modo "forfettario", applicando ai ricavi un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO dell'attività.
La formula è:
Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditività
Su questo reddito si applica poi l'imposta sostitutiva al 15% (o al 5%).
I coefficienti di redditività per attività
I coefficienti vanno dal 40% al 86% a seconda dell'attività. Più basso è il coefficiente, più alta è la "deduzione forfettaria" presunta e quindi più conveniente il regime. Ecco una sintesi delle macro-categorie:
- Industrie alimentari e bevande: 40%
- Commercio all'ingrosso e al dettaglio: 40%
- Commercio ambulante (alimentari e bevande): 40%
- Commercio ambulante di altri prodotti: 54%
- Costruzioni e attività immobiliari: 86%
- Intermediari del commercio: 62%
- Servizi di alloggio e ristorazione: 40%
- Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, finanziarie e assicurative: 78%
- Altre attività economiche: 67%
Da questo reddito imponibile vanno poi sottratti i contributi previdenziali effettivamente versati nell'anno (gestione separata INPS, INPS artigiani/commercianti o cassa professionale), prima di applicare la flat tax.
Un esempio pratico
Prendiamo un consulente informatico (coefficiente 78%) con 50.000 euro di ricavi nel 2025 e 8.000 euro di contributi INPS gestione separata versati nell'anno.
- Reddito forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro
- Reddito imponibile: 39.000 − 8.000 (contributi) = 31.000 euro
- Imposta sostitutiva al 15%: 31.000 x 15% = 4.650 euro
A questo si aggiungono i contributi INPS dovuti per l'anno corrente, da calcolare a parte sulla base del reddito.
Regime forfettario e flat tax: 15% o 5%?
L'imposta sostitutiva del regime forfettario è del 15% in via ordinaria. Ma c'è una corsia preferenziale per le nuove attività: il 5% per i primi 5 anni.
Quando si applica il 5%
Per beneficiare dell'aliquota ridotta al 5%, devi rispettare tutte queste condizioni:
- Il contribuente non deve aver esercitato, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d'impresa (anche in forma associata o familiare);
- L'attività da intraprendere non deve essere una mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (eccetto il periodo di pratica obbligatoria per le professioni);
- Se si tratta di prosecuzione di attività svolta da altri, i ricavi del periodo d'imposta precedente non devono aver superato il limite di 85.000 euro.
Se rispetti i requisiti, paghi il 5% per 5 anni dall'apertura della partita IVA. Dal sesto anno in poi, passi automaticamente al 15%.
Gli sconti contributivi INPS per regime forfettario
Una nota importante per chi è iscritto alle gestioni INPS Artigiani e Commercianti: chi è in regime forfettario può chiedere una riduzione del 35% dei contributi previdenziali dovuti, sia fissi, sia proporzionali al reddito.
La riduzione non è automatica: va richiesta esplicitamente all'INPS entro il 28 febbraio dell'anno per cui si intende usufruirne (termine perentorio). Per chi apre partita IVA in corso d'anno, la richiesta va inviata contestualmente all'iscrizione.
Lo sconto non si applica invece alla gestione separata INPS (per i professionisti senza cassa), né alle casse professionali, che seguono regole proprie.
Cosa succede se sfori i limiti di fatturato
Capita: il fatturato cresce, si chiude un grosso progetto a fine anno e la soglia degli 85.000 euro viene superata. Cosa succede? Dipende da quanto sfori.
Tra 85.000 e 100.000 euro
Se i ricavi sono compresi tra 85.000 e 100.000 euro, resti nel forfettario per l'anno in corso. Il regime cessa di applicarsi dall'anno successivo: dal 1° gennaio dell'anno dopo passi automaticamente al regime ordinario (o semplificato, se ne rispetti i requisiti).
Oltre i 100.000 euro
Se superi i 100.000 euro di ricavi o compensi, l'uscita dal regime è immediata:
- Dal momento in cui superi la soglia, devi addebitare l'IVA in fattura ai tuoi clienti (a partire dall'operazione che determina lo sforamento);
- Secondo l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, il reddito dell'intero anno viene tassato secondo le aliquote IRPEF ordinarie, non più con la flat tax;
- Devi adeguare contabilità e adempimenti IVA.
Se sei vicino ad una di queste due soglie, happy problem, ma monitora il fatturato con regolarità per essere pronto agli adeguamenti necessari ed evitare di incorrere in more o sanzioni.
Cosa fare se sfori il limite di fatturato?
Se prevedi di sforare:
- Parla subito con il tuo commercialista per pianificare l'uscita nel modo meno costoso;
- Verifica se conviene anticipare o posticipare alcune fatturazioni (con i limiti del principio di competenza/cassa);
- Prepara la transizione contabile: registri IVA, fatturazione elettronica con IVA, eventuali ritenute d'acconto.
Obblighi e semplificazioni in regime forfettario
Anche se la contabilità è semplificata, qualche obbligo resta. Vediamo cosa devi fare e da cosa sei esonerato.
Obblighi per il regime forfettario
- Fatturazione elettronica: obbligatoria per tutti i forfettari, senza più la soglia dei 25.000 euro abolita da tempo;
- Numerazione progressiva delle fatture e conservazione decennale;
- Versamento dell'imposta sostitutiva: acconto (40% entro il 30 giugno + 60% entro il 30 novembre) e saldo (entro il 30 giugno dell'anno successivo);
- Dichiarazione dei redditi annuale (modello Redditi PF, quadro LM);
- Versamento dei contributi INPS o cassa professionale di riferimento;
- Comunicazione delle operazioni transfrontaliere: dal 2022 l'esterometro come comunicazione autonoma è stato superato. I dati delle operazioni con soggetti esteri (UE ed extra-UE) transitano via SdI con i codici TD17, TD18 e TD19, entro gli stessi termini delle fatture elettroniche;
- Indicazione in fattura della dicitura: "Operazione effettuata ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014. Operazione senza applicazione dell'IVA".
Esoneri per il regime forfettario
- Versamento e dichiarazione IVA;
- Liquidazioni periodiche IVA;
- Registri IVA acquisti e vendite;
- ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale);
- Ritenuta d'acconto sui compensi percepiti (non sei sostituto d'imposta in entrata; come sostituto in uscita, però, sì, se paghi compensi);
- Comunicazione annuale dati IVA.
Imposta di bollo
Sulle fatture forfettarie di importo superiore a 77,47 euro resta dovuta l'imposta di bollo da 2 euro. Va apposta sulla fattura cartacea o, nel caso della fatturazione elettronica, versata trimestralmente con apposito modello F24.
Aprire la partita IVA in regime forfettario
Aprire la partita IVA in forfettario è un'operazione gratuita e abbastanza rapida. I passaggi principali:
- Scegli il codice ATECO corretto per la tua attività (è la classificazione che determina il coefficiente di redditività);
- Presenta la dichiarazione di inizio attività all'Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 per le ditte individuali e i lavoratori autonomi), indicando l'opzione per il regime forfettario nell'apposita casella relativa ai regimi fiscali agevolati;
- Iscriviti alla gestione previdenziale di competenza (gestione separata INPS, INPS artigiani/commercianti, o cassa professionale);
- Conferma l'opzione in dichiarazione dei redditi compilando il quadro LM del modello Redditi PF (in alternativa, l'opzione si manifesta anche per comportamento concludente fin dalla prima fattura emessa senza addebito IVA);
- Apri un conto dedicato all'attività e attiva un servizio di fatturazione elettronica.
Per il punto 5: per i forfettari il conto dedicato non è strettamente obbligatorio per legge (lo è invece per chi rientra nella normativa antiriciclaggio in alcune attività specifiche), ma è fortemente consigliato per tenere separate finanze personali e d'attività. È il primo step pratico per gestire l'attività con ordine.
Semplifica la gestione fiscale della tua partita IVA con Tot
Cerchi un conto aziendale online smart per la tua partita IVA? Ecco tutti i vantaggi di Tot:
- Apertura conto completamente online e in autonomia, senza appuntamenti in filiale o attese;
- Un conto aziendale online con IBAN italiano, fondamentale per tutta la gestione fiscale dell'attività e per ricevere bonifici da clienti business e privati senza problemi di compatibilità;
- Pagamento di F24 per imposte sostitutive, INPS e bollo virtuale direttamente da app, senza bisogno di passare dall'home banking di una banca tradizionale;
- Nessun limite di giacenza, nessuna commissione su bonifici, F24, pagoPA e RiBa;
- Carte di debito Mastercard Business fisiche e virtuali da attivare in app, perfette per separare le spese dell'attività da quelle personali;
- Software di fatturazione elettronica integrato nel conto, obbligatorio per tutti i forfettari, senza dover sottoscrivere abbonamenti separati;
- Riconciliazione automatica delle fatture con gli incassi: ogni pagamento ricevuto si abbina alla fattura corrispondente, così sai sempre cosa è stato pagato e cosa no;
- Possibilità di dare accesso al conto al tuo commercialista con un account dedicato, senza condividere le tue credenziali;
- Trasparenza: Tot è una soluzione all-inclusive a canone fisso, senza spese nascoste.
Fonte: Agenzia delle Entrate

