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Buoni pasto aziendali 2026: limite esenzione, tassazione e deducibilità

Redazione Tot

03 luglio 20265 min

I buoni pasto aziendali sono uno degli strumenti di welfare più diffusi tra le imprese italiane, ma le regole su esenzione, tassazione e deducibilità cambiano spesso e il 2026 non fa eccezione. Con la Legge di Bilancio 2026, le soglie di esenzione sono state riviste e capire cosa cambia non è sempre immediato, ma siamo qui per questo!

Qua trovi la guida completa e chiara sui buoni pasto aziendali nel 2026:

  • Le nuove soglie di esenzione per buoni pasto cartacei ed elettronici
  • Come funziona la tassazione oltre il limite giornaliero
  • La deducibilità del costo per l'azienda e il trattamento IVA
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Cosa sono i buoni pasto aziendali

I buoni pasto (o ticket restaurant) sono prestazioni sostitutive del servizio di mensa aziendale: un documento, cartaceo o elettronico, che il datore di lavoro assegna al dipendente per l'acquisto di pasti o alimenti presso esercizi convenzionati.

I buoni pasto sono disciplinati dall'art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR, che ne definisce il regime di esenzione fiscale e contributiva entro soglie giornaliere prestabilite.

Non sono obbligatori per legge: l'azienda può introdurli su base volontaria, oppure perché previsti da un contratto collettivo, da un accordo aziendale o da un regolamento interno.

Buoni pasto cartacei vs elettronici

Le due tipologie hanno soglie di esenzione diverse, quindi la differenza non è solo pratica.

  • Buoni pasto cartacei: documenti fisici, sotto forma di carnet o singoli ticket, da presentare all'esercente convenzionato.
  • Buoni pasto elettronici: voucher digitali, spendibili tramite card o app, che offrono maggiore tracciabilità e possono essere usati anche per la spesa quotidiana.

Buoni pasto 2026: Il nuovo limite di esenzione

Questo è il punto su cui è intervenuta la Legge di Bilancio 2026: la soglia di esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto elettronici è stata innalzata da 8 a 10 euro al giorno.

Le soglie aggiornate
  • Buoni pasto cartacei: esenti fino a 4 euro al giorno (soglia invariata dal 2020)
  • Buoni pasto elettronici: esenti fino a 10 euro al giorno (soglia elevata dal 1° gennaio 2026)

Entro questi importi, il buono pasto non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è soggetto a contributi previdenziali. In busta paga compare solo in modo figurativo, tra le voci variabili mensili.

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Cosa succede se il valore facciale supera la soglia

Il valore facciale del buono — l'importo stampato sul ticket o caricato sulla card — può anche essere superiore alla soglia di esenzione. In quel caso, cambia solo il trattamento fiscale della parte eccedente.

Vediamolo con un esempio pratico:

  • Buono pasto elettronico da 10 euro: l'intero importo è esente da tasse e contributi
  • Buono pasto elettronico da 12 euro: solo 10 euro restano esenti, i 2 euro eccedenti sono tassati come normale reddito da lavoro dipendente
  • Buono pasto cartaceo da 10 euro: solo 4 euro restano esenti, i 6 euro eccedenti concorrono al reddito imponibile

L'eccedenza viene quindi trattata come una componente ordinaria della retribuzione, con le relative trattenute IRPEF e contributive.

Come funziona la tassazione dei buoni pasto

Fino alla soglia di esenzione, i buoni pasto sono considerati un'agevolazione di natura assistenziale: non sono reddito imponibile né per l'IRPEF né ai fini previdenziali.

La quota eccedente

Solo l'importo che supera la soglia giornaliera (4 o 10 euro) diventa imponibile. È importante sottolineare che la soglia di esenzione dei buoni pasto non si cumula con quella generale dei fringe benefit prevista dall'art. 51, comma 3 del TUIR: sono due plafond distinti, che vanno considerati separatamente.

Chi può riceverli

I buoni pasto non sono riservati solo ai dipendenti a tempo pieno. Ne possono beneficiare anche:

  • Lavoratori part-time
  • Collaboratori con co.co.co. e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente
  • Dipendenti in smart working, nei giorni compatibili con la pausa pasto
  • Alcuni amministratori, quando il compenso è assimilato al lavoro dipendente

Buoni pasto 2026: deducibilità e IVA per l'azienda

Dal lato del datore di lavoro, i buoni pasto restano uno degli strumenti di welfare più convenienti anche sul piano fiscale.

Deducibilità del costo dei buoni pasto

I costi sostenuti per l'acquisto dei buoni pasto sono integralmente deducibili dal reddito d'impresa, nei limiti soggettivi previsti dalla norma. A differenza di altre spese di vitto e alloggio, non scontano il limite di deducibilità al 75% che si applica in altri casi: la deduzione è piena, a condizione che i buoni pasto vengano erogati alla generalità o a specifiche categorie di dipendenti, e non in modo discrezionale a singoli lavoratori.

Trattamento IVA dei buoni pasto

L'IVA applicata dalla società emittente sui buoni pasto elettronici è soggetta ad aliquota agevolata al 4% ed è interamente detraibile per l'azienda. Per i buoni pasto cartacei, invece, l'aliquota resta al 4% ma su questo formato la detraibilità dell'IVA è più incerta: anche per questo motivo, oltre che per la soglia di esenzione più alta, i buoni elettronici risultano oggi lo strumento fiscalmente più conveniente per l'impresa.

Le commissioni sugli esercenti

Per tutelare la rete di ristoranti, bar e supermercati convenzionati, la normativa ha introdotto un tetto massimo del 5% sulle commissioni che le società emettitrici possono applicare agli esercenti.

Buoni pasto: cosa cambia per aziende e dipendenti

Su base annua, considerando circa 220 giornate lavorative, il passaggio da 8 a 10 euro al giorno per i buoni pasto elettronici porta il valore massimo esentasse da 1.760 a 2.200 euro per dipendente, con un vantaggio di circa 440 euro annui.

Per l'azienda, questo si traduce in una possibilità di deduzione aggiuntiva, senza alcun onere fiscale o contributivo in più. È bene ricordare che non si tratta di un obbligo: le imprese che già offrono buoni pasto possono scegliere se e quando adeguare il valore facciale al nuovo tetto.

Perché conviene rispetto a un aumento in busta paga

A differenza di un aumento salariale di pari importo, i buoni pasto entro soglia non generano né tassazione IRPEF né contributi previdenziali, né per il dipendente né per l'azienda. Un aumento di stipendio equivalente, invece, sarebbe soggetto alla normale tassazione del lavoro dipendente.

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