Introduzione
Autofattura elettronica: cos'è e a cosa serve
L'autofattura è uno di quei concetti fiscali che sembrano un paradosso: una fattura che emetti a te stesso. Eppure, per chi acquista da fornitori esteri, opera in regime di reverse charge o lavora con produttori agricoli esonerati, è un adempimento abbastanza frequente.
Se magari hai ancora poca familiarità con questo concetto, no problem, sei nel posto giusto: qui trovi la guida più completa e chiara del web sull'autofattura elettronica nel 2026. Vediamo tutto nel dettaglio.
Autofattura: cos'è e come funziona
Partiamo dalla domanda che tutti si fanno la prima volta: autofattura cos'è, esattamente?
L'autofattura è un documento fiscale che il cessionario o committente (cioè chi acquista) emette a se stesso, al posto del fornitore, per assolvere l'IVA o certificare un'operazione nei casi previsti dalla legge.
In una fattura ordinaria, chi vende emette il documento e addebita l'IVA. Nell'autofattura, invece, chi acquista emette il documento e si fa carico dell'imposta, che confluisce sia nel registro IVA vendite sia in quello acquisti. In molti casi l'operazione risulta quindi neutra dal punto di vista finanziario, ma resta un obbligo formale a tutti gli effetti.
In parole semplici
Immagina di comprare dei materiali da un fornitore americano.
Lui ti manda una fattura senza IVA italiana, perché non è tenuto ad applicarla. Ma l'IVA su quell'acquisto, in Italia, è dovuta comunque: tocca a te completare il lavoro. Emetti quindi un documento a te stesso, ci metti l'IVA italiana e lo registri due volte, una tra le vendite e una tra gli acquisti. Il risultato? Nella maggior parte dei casi le due registrazioni si compensano e non esce un euro dalla cassa, ma il Fisco ha traccia dell'operazione. L'autofattura è tutta qui: non un pagamento in più, ma un adempimento che rende visibile un'operazione che altrimenti sfuggirebbe ai controlli.
Autofattura e fattura elettronica: il passaggio allo SdI
Dal 1° luglio 2022 le autofatture per acquisti dall'estero non passano più dal vecchio esterometro: vanno trasmesse come autofattura elettronica al Sistema di Interscambio (SdI), lo stesso canale delle fatture elettroniche ordinarie.
In pratica, l'autofattura elettronica è un file XML in cui:
- Nel campo del cedente/prestatore indichi i dati del fornitore (o i tuoi, nei casi di vero e proprio "autoconsumo");
- Nel campo del cessionario/committente indichi i tuoi dati;
- Nel campo TipoDocumento inserisci il codice TD corretto per la casistica (li vediamo tra poco).
Autofattura e reverse charge: che differenza c'è?
L'autofattura reverse charge è il caso d'uso più frequente, ma attenzione a non confondere i termini. Il reverse charge (o inversione contabile) è il meccanismo per cui l'obbligo di assolvere l'IVA si sposta dal venditore all'acquirente. L'autofattura, o l'integrazione della fattura ricevuta, è lo strumento operativo con cui l'acquirente adempie a quell'obbligo.
Per riassumere: se il fornitore è italiano e l'operazione rientra nel reverse charge interno (edilizia, subappalti, rottami, servizi di pulizia, ecc.), tu ricevi la sua fattura senza IVA e la integri con l'imposta. Se il fornitore è estero e non emette fattura elettronica via SdI, sei tu a generare il documento elettronico che certifica l'operazione.
I codici TD dell'autofattura elettronica
Quando emetti un'autofattura elettronica, il codice TipoDocumento dice allo SdI (e all'Agenzia delle Entrate) di che operazione si tratta. Vediamoli uno ad uno nel dettaglio.
- TD16 — integrazione fattura per reverse charge interno (fornitore italiano);
- TD17 — integrazione/autofattura per acquisto di servizi dall'estero (UE ed extra-UE);
- TD18 — integrazione per acquisto di beni intracomunitari (fornitore UE);
- TD19 — integrazione/autofattura per acquisto di beni già presenti in Italia da fornitore estero;
- TD20 — autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture;
- TD21 — autofattura per splafonamento;
- TD27 — fattura per autoconsumo o cessioni gratuite senza rivalsa;
- TD29 — comunicazione di omessa o irregolare fatturazione (introdotto dal 1° aprile 2025).
Acquisto di beni extra-UE: quale autofattura TD usare?
Per l'acquisto di beni extra-UE il codice TD dipende da dove si trova la merce:
- Se i beni arrivano dall'estero e passano dalla dogana, l'IVA viene assolta con la bolletta doganale: in linea generale non serve autofattura;
- Se acquisti da un fornitore extra-UE beni che si trovano già in Italia (ad esempio in un deposito), emetti autofattura con codice TD19;
- Se acquisti servizi da un fornitore extra-UE, il codice corretto è TD17.
Autofattura TD20 e nuovo TD29: la regolarizzazione delle fatture
Il TD20 merita un capitolo a parte, perché qui la disciplina è cambiata di recente. Fino a poco tempo fa il codice TD20 — autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture — copriva tutti i casi di fattura non ricevuta o irregolare. Con la riforma delle sanzioni (D.Lgs. 87/2024) e le nuove specifiche tecniche della fatturazione elettronica, i ruoli si sono divisi:
- Per le operazioni ordinarie, se il fornitore non emette fattura o la emette irregolare, dal 1° aprile 2025 non si usa più l'autofattura-denuncia: devi trasmettere allo SdI una comunicazione con codice TD29 all'Agenzia delle Entrate entro 90 giorni dal termine in cui la fattura doveva essere emessa. Se non lo fai, rischi una sanzione pari al 70% dell'imposta, con un minimo di 250 euro;
- Il TD20 resta invece lo strumento per regolarizzare le omissioni e le irregolarità nelle operazioni soggette a reverse charge (interno ed esterno).
In entrambi i casi la logica è la stessa: segnalare l'inadempimento del fornitore per non essere coinvolto nella sua violazione. Una forma di autotutela, insomma.
Autofattura per acquisti dall'estero: termini e scadenze
Gli acquisti da fornitori esteri sono il terreno dove nascono più errori, perché i termini di emissione sono stretti e diversi dalla fatturazione ordinaria.
In linea generale, per gli acquisti intracomunitari e dai fornitori esteri, l'integrazione o l'autofattura elettronica va trasmessa allo SdI entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura (o di effettuazione dell'operazione, per gli acquisti extra-UE di servizi).
Tradotto: se ricevi la fattura del tuo fornitore tedesco il 10 marzo, hai tempo fino al 15 aprile per trasmettere il TD18. Un margine ragionevole — a patto di non dimenticarsene.
Sanzioni per l'autofattura estera in ritardo
E se il termine sfugge? Le sanzioni per l'autofattura estera in ritardo sono in realtà due, con presupposti diversi — e nella pratica possono anche sommarsi:
- Trasmissione tardiva dei dati allo SdI (art. 11, comma 2-quater, D.Lgs. 471/97): sanzione di 2 euro per fattura, con un tetto di 400 euro al mese; si riduce a 1 euro per fattura (tetto 200 euro) se trasmetti entro 15 giorni dalla scadenza;
- Omessa o irregolare applicazione del reverse charge (art. 6, comma 9-bis, D.Lgs. 471/97, come modificato dal D.Lgs. 87/2024): se l'operazione risulta comunque dalla contabilità, sanzione fissa da 500 a 10.000 euro; se non risulta nemmeno dalle scritture, sanzione del 5% dell'imponibile con un minimo di 1.000 euro; se l'IVA non era detraibile (in tutto o in parte), sanzione del 70% dell'imposta non detraibile.
La buona notizia: si può quasi sempre rimediare con il ravvedimento operoso, versando la sanzione ridotta tramite modello F24. Con Tot puoi pagare gli F24 direttamente dal conto, senza commissioni aggiuntive.
Codice tributo 8911 e codice tributo 8904: quale usare?
Quando regolarizzi un'autofattura estera in ritardo con il ravvedimento, il dubbio classico riguarda il codice tributo da indicare nell'F24. La prassi distingue così:
- Codice tributo 8911 — sanzioni pecuniarie per altre violazioni tributarie relative a imposte sui redditi, sostitutive, IRAP e IVA: è il codice generalmente utilizzato per la sanzione da trasmissione tardiva dei dati delle operazioni estere allo SdI (quella da 2 euro per fattura);
- Codice tributo 8904 — sanzione pecuniaria IVA: è il codice indicato da diversa prassi per il ravvedimento della sanzione sul reverse charge (ad esempio la sanzione fissa con minimo di 500 euro).
Attenzione però: la prassi sui due codici non è del tutto univoca e la scelta dipende dalla natura esatta della violazione. Per il tuo caso specifico, confrontati sempre con il commercialista prima di versare.
Autofattura agricola: come funziona in agricoltura
Un capitolo a parte merita l'autofattura agricola. Nel settore primario esiste infatti un regime di esonero per i piccoli produttori: gli agricoltori con volume d'affari annuo non superiore a 7.000 euro sono esonerati dall'emissione della fattura.
Come si documenta allora l'acquisto? Con l'autofattura in agricoltura: è l'acquirente (ad esempio una cooperativa, un commerciante o un'azienda di trasformazione) a emettere l'autofattura per conto del produttore esonerato, applicando le percentuali di compensazione previste per i prodotti agricoli.
In sintesi, l'acquirente che compra da un agricoltore in regime di esonero deve:
- Emettere autofattura elettronica indicando i dati del produttore agricolo come cedente;
- Applicare l'aliquota corrispondente alla percentuale di compensazione del prodotto;
- Consegnare copia del documento al produttore e annotarlo separatamente nel solo registro IVA acquisti (l'IVA viene infatti trattenuta dall'agricoltore a compensazione di quella pagata sui propri acquisti).
È uno dei pochi casi in cui l'autofattura non riguarda l'estero né il reverse charge, ma la tutela di una categoria di piccoli operatori.
Come emettere un'autofattura elettronica: i passaggi
Chiudiamo con la parte operativa. Per emettere un'autofattura elettronica ti serve un software di fatturazione collegato allo SdI. I passaggi sono questi:
- Crea un nuovo documento e seleziona il codice TD corretto per la tua casistica (TD16–TD21, TD27);
- Compila il cedente/prestatore con i dati del fornitore (o i tuoi, per l'autoconsumo) e il cessionario/committente con i tuoi dati;
- Indica imponibile, aliquota IVA e natura dell'operazione;
- Trasmetti il file allo SdI entro i termini previsti;
- Registra il documento nei registri IVA (vendite e acquisti, dove previsto).
Il consiglio pratico: non accumulare le autofatture estere a fine trimestre. Il termine del giorno 15 del mese successivo arriva in fretta, e la sanzione — per quanto rimediabile — è un costo evitabile.
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Articolo aggiornato a luglio 2026. Per la situazione specifica della tua attività, consigliamo di consultare il tuo commercialista.

