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IVA per cassa: cos'è e quando conviene

Redazione Tot

26 giugno 20266 min

Hai mai versato l'IVA su una fattura che il cliente non ti ha ancora pagato?

Se gestisci un'attività con clienti che saldano a 60, 90 o 120 giorni, la risposta è quasi sicuramente sì. Con le regole ordinarie, infatti, l'imposta diventa dovuta nel momento in cui emetti la fattura, non quando incassi: e così ti ritrovi ad anticipare allo Stato soldi che ancora non hai in cassa.

Per questa situazione esiste un regime pensato appositamente: stiamo parlando dell'IVA per cassa. Ma come funziona e quando conviene davvero?

Sei nel posto giusto! Qui trovi la guida più completa del web sull'IVA per casa, spiegata in modo che non devi essere un commercialista per capirci qualcosa.

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Cos'è l'IVA per cassa

L'IVA per cassa (in inglese cash accounting) è un regime opzionale che ti permette di rimandare il versamento dell'IVA: invece di pagarla quando emetti la fattura, invece di pagarla quando il cliente ti paga davvero.

In altre parole, con le regole ordinarie conta la data della fattura: l'IVA è dovuta in quel momento, anche se il cliente non ti ha ancora pagato. Con l'IVA per cassa, invece, conta la data dell'incasso: l'imposta diventa dovuta, in linguaggio tecnico si dice "esigibile", solo quando ricevi il pagamento.

Il regime è disciplinato dall'articolo 32-bis del Decreto Legge n. 83/2012 e si applica alle operazioni effettuate a partire dal 1° dicembre 2012.

Come funziona in pratica l'IVA per cassa?

Il meccanismo agisce su due fronti, sempre secondo il criterio di cassa:

  • Operazioni attive (le tue vendite): l'IVA che incassi dai clienti diventa esigibile, e quindi da versare, solo nel momento in cui ricevi il pagamento.
  • Operazioni passive (i tuoi acquisti): il diritto a detrarre l'IVA sugli acquisti nasce quando paghi i fornitori, non quando ricevi la loro fattura.

C'è però un limite di tempo importante da tenere a mente. Anche se non hai ancora incassato, l'IVA diventa comunque dovuta dopo un anno dall'emissione della fattura. Il limite dell'anno non si applica se, prima della scadenza, il cessionario o committente viene assoggettato a una procedura concorsuale (come una liquidazione giudiziale): in questo caso il versamento resta differito.

C'è un altro aspetto da chiarire: il regime riguarda solo te che lo applichi. Il tuo cliente, infatti, continua a detrarre l'IVA secondo le regole ordinarie, cioè indipendentemente dal fatto che ti abbia pagato o meno.

A chi conviene l'IVA per cassa: i requisiti

Non tutti possono accedere a tale regime. Per scegliere l'IVA per cassa devi rispettare due requisiti: uno legato al tipo di attività e uno legato al fatturato.

Chi può scegliere il regime

Possono scegliere il regime imprenditori e lavoratori autonomi: quindi ditte individuali, società di persone, società di capitali e liberi professionisti con partita IVA. Rientrano anche gli enti non commerciali, ma solo per l'eventuale attività commerciale che svolgono.

Il limite di fatturato: 2 milioni di euro

Per accedere al regime devi aver realizzato nell'anno precedente un volume d'affari non superiore a 2 milioni di euro. Se hai appena avviato l'attività, puoi comunque accedervi se prevedi di restare sotto questa soglia.

Attenzione a questo punto: se durante l'anno superi i 2 milioni di euro di volume d'affari, esci dal regime e torni alle regole ordinarie a partire dal mese o dal trimestre successivo a quello in cui hai superato la soglia.

Le operazioni escluse dall'IVA per cassa

L'IVA per cassa non si applica a tutte le operazioni. Una volta esercitata l'opzione, il regime vale in automatico per tutte le operazioni attive e passive, ad eccezione di alcune categorie espressamente escluse.

Ecco le principali operazioni che restano fuori dal regime:

  • le operazioni verso i privati e, più in generale, verso chi non ha una partita IVA;
  • le operazioni in reverse charge (o inversione contabile), cioè quelle in cui a versare l'IVA all'Erario è il cliente e non tu;
  • le operazioni che applicano i regimi speciali IVA (per esempio agricoltura, agenzie di viaggio, regime del margine, intrattenimento);
  • le operazioni in cui l'IVA è già versata con un meccanismo particolare, come lo split payment verso gli enti pubblici, dove è la Pubblica Amministrazione a versare direttamente l'imposta.
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Quando conviene davvero l'IVA per cassa

Il regime non è un vantaggio assoluto: la convenienza dipende dalla tua situazione specifica. Vediamo i due lati della medaglia.

Quando è un vantaggio

L'IVA per cassa lavora a favore della tua liquidità. Conviene soprattutto se:

  • emetti fatture verso altre imprese e professionisti con tempi di incasso lunghi (60, 90, 120 giorni o oltre);
  • hai una clientela che paga spesso in ritardo e vuoi evitare di anticipare l'IVA su fatture non ancora incassate;
  • vuoi allineare le uscite per l'imposta agli effettivi flussi di cassa, senza appesantire la situazione finanziaria.

In sostanza, se di norma versi l'IVA prima ancora di vedere i soldi del cliente, il regime sposta quel versamento al momento dell'incasso.

Quando può non convenire

Ci sono però situazioni in cui il regime offre pochi benefici o introduce complessità:

  • se lavori prevalentemente con privati, che sono esclusi dal regime;
  • se i tuoi clienti ti pagano rapidamente (o in contanti al momento): il vantaggio sul versamento si riduce al minimo;
  • se acquisti molto e paghi i fornitori con ritardo: lo slittamento vale anche sugli acquisti, quindi rimandi anche il momento in cui recuperi l'IVA che hai pagato ai fornitori;
  • se la tua attività è in forte crescita e prevedi di superare presto i 2 milioni di volume d'affari, dovrai gestire il passaggio da un regime all'altro.

Per una valutazione su misura della tua attività, il consiglio è sempre quello di confrontarti con il tuo commercialista: è lui a poter mettere in fila numeri, clientela e tipologia di operazioni nel modo più preciso.

Come si attiva l'IVA per cassa

L'IVA per cassa è un regime opzionale: per applicarlo devi sceglierlo espressamente. Ecco come funziona.

L'opzione in dichiarazione

Per attivare il regime non devi presentare domande preventive: ti basta iniziare ad applicarlo nella pratica (è il cosiddetto comportamento concludente) e poi comunicarlo nel quadro VO della dichiarazione IVA relativa all'anno in cui inizi a usarlo. Di norma il regime ha effetto dal 1° gennaio dell'anno in cui lo scegli, oppure dall'avvio dell'attività se opti in quel momento.

Il vincolo triennale

Una volta scelta, l'opzione vincola per almeno un triennio. Trascorso il periodo minimo, resta valida di anno in anno fino a eventuale revoca, che si comunica con le stesse modalità dell'adesione. L'unica eccezione è il superamento della soglia dei 2 milioni di euro, che fa cessare il regime automaticamente.

La dicitura in fattura

Le fatture emesse in regime di IVA per cassa devono riportare un'apposita annotazione, del tipo "IVA per cassa ex art. 32-bis del DL 83/2012". L'omissione della dicitura può configurare una violazione formale, senza comportare automaticamente la perdita dell'applicazione del regime, ma è bene gestirla correttamente fin da subito nei documenti.

Se gestisci le fatture con uno strumento integrato come la fatturazione elettronica Tot, questi aspetti diventano molto più semplici da tenere sotto controllo.

Un esempio pratico

Facciamo un esempio per capire l'impatto concreto. Immagina di emettere a settembre una fattura da 1.000 euro + 220 euro di IVA (aliquota 22%), con incasso previsto a dicembre.

  • Con il regime ordinario: i 220 euro di IVA rientrano nei conti IVA di settembre (la cosiddetta «liquidazione»). Li versi prima ancora di aver incassato dal cliente.
  • Con l'IVA per cassa: gli stessi 220 euro li versi solo a dicembre, quando il cliente ti paga. Il versamento segue l'incasso.

Lo stesso principio vale al contrario sugli acquisti: recuperi l'IVA pagata ai fornitori solo nel momento in cui li paghi davvero. Il regime, quindi, allinea i versamenti e i recuperi dell'IVA ai tuoi reali movimenti di cassa.

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Contenuto aggiornato a giugno 2026. Per la situazione specifica della tua attività, consigliamo di consultare il tuo commercialista. Fonte di riferimento: Agenzia delle Entrate.

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