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Codice CUP: cos'è e come inserirlo in fattura

Redazione Tot

26 ottobre 2026 • 8 min

Bandi, contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, commesse pubbliche: quando c'è di mezzo un investimento pubblico, prima o poi spunta una sigla di tre lettere. È il codice CUP. E oggi riguarda da vicino anche molte imprese che ricevono incentivi pubblici e i loro fornitori.

Se anche tu ti trovi in questo situazione, allora questo contenuto ti sarà utile! Ecco cosa vedremo:

  • Cos'è il CUP e chi lo richiede;
  • A cosa serve il codice CUP e quando è obbligatorio;
  • La differenza tra codice CUP e CIG;
  • Come trovarlo e come inserire il codice CUP in fattura elettronica per beni e servizi agevolati.
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Codice CUP: cos'è

Il CUP è il Codice Unico di Progetto. È un codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico.

È stato introdotto dalla Legge 3/2003, all'articolo 11, e viene generato dal Sistema CUP, gestito dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per semplificare, puoi pensare al CUP come al "codice fiscale" di un progetto: consente di identificarlo e seguirlo nel tempo, anche quando coinvolge più contratti, fornitori e pagamenti.

Cosa si intende per progetto di investimento pubblico

Il concetto è più ampio di quanto sembri. Non riguarda solo grandi opere come strade o scuole, ma può comprendere anche interventi che coinvolgono le imprese.

In generale, un progetto di investimento pubblico è un intervento promosso o finanziato, in tutto o in parte, con risorse pubbliche. Tra gli esempi possono esserci:

  • investimenti per acquistare macchinari;
  • interventi per la digitalizzazione delle imprese;
  • progetti di sviluppo finanziati attraverso bandi e agevolazioni pubbliche.

Non tutti i contributi pubblici, però, corrispondono automaticamente a un progetto di investimento soggetto a CUP: occorre verificare la natura dell'intervento e le regole previste dall'ente che concede il finanziamento.

Chi richiede il codice CUP

Il CUP viene richiesto dal soggetto titolare del progetto, cioè dall'amministrazione o dall'ente responsabile dell'intervento. La richiesta avviene attraverso il Sistema CUP.

Il codice va acquisito nell'ambito dell'adozione degli atti che finanziano o autorizzano i progetti di investimento pubblico. Gli atti amministrativi che dispongono il finanziamento pubblico o autorizzano l'esecuzione di progetti di investimento pubblico senza il corrispondente CUP sono nulli, nei casi previsti dall'articolo 11 della Legge 3/2003.

Nella maggior parte dei casi, quindi, l'impresa beneficiaria non deve richiedere direttamente il CUP: lo riceve dall'ente che concede l'incentivo o finanzia il progetto. Se sei un fornitore, invece, devi chiedere il codice al tuo cliente quando è necessario indicarlo in fattura.

A cosa serve il codice CUP

Il CUP ha diverse funzioni. Vediamo le principali.

1. Monitorare gli investimenti pubblici

Il CUP permette di identificare un progetto e collegare le informazioni che lo riguardano, facilitando il monitoraggio degli investimenti pubblici. Una parte dei dati è consultabile attraverso il portale OpenCUP.

2. Tracciare i flussi finanziari

Insieme al CIG, il CUP è uno degli strumenti utilizzati nell'ambito della Legge 136/2010 sulla tracciabilità dei flussi finanziari.

Quando la normativa sulla tracciabilità lo richiede, il codice va riportato nei pagamenti relativi al progetto. Può quindi essere necessario inserirlo nella causale dei bonifici verso i fornitori.

3. Collegare le spese al progetto finanziato

Il CUP permette di ricondurre una spesa a uno specifico progetto di investimento pubblico. Per questo, in determinate circostanze, è richiesto anche nelle fatture relative a beni e servizi acquistati con incentivi pubblici alle attività produttive.

L'obbligo riguarda anche rapporti commerciali tra imprese private: non è quindi limitato alle fatture emesse direttamente verso la Pubblica Amministrazione. Vediamo più avanti in quali casi si applica.

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Codice CUP e CIG: che differenza c'è

CUP e CIG vengono spesso citati insieme, ma identificano elementi diversi.

Ecco le differenze principali:

  • Cosa identificano: il CUP identifica il progetto di investimento pubblico; il CIG (Codice Identificativo Gara) identifica la procedura di affidamento di un contratto pubblico;
  • Chi li genera: il CUP viene generato attraverso il Sistema CUP del DIPE; il CIG viene acquisito dalla stazione appaltante attraverso i sistemi dell'ANAC;
  • Lunghezza: il CUP è composto da 15 caratteri, il CIG da 10;
  • Rapporto tra i due: a un CUP possono corrispondere più CIG. Pensa a un progetto che richiede procedure distinte per lavori, progettazione e forniture: ciascuna procedura avrà il proprio CIG, mentre il CUP identificherà il progetto di riferimento.

Per riassumere: il CUP risponde alla domanda "per quale progetto si sta spendendo?", il CIG alla domanda "con quale procedura di affidamento?".

Quando sono richiesti entrambi, vanno indicati nei campi previsti della fattura elettronica e, se applicabile, nei pagamenti. Sempre sul nostro blog trovi anche la guida completa al codice CIG.

Il CUP nelle fatture per beni e servizi agevolati

Questa è la parte che riguarda più da vicino PMI e professionisti, anche quando non lavorano direttamente con la Pubblica Amministrazione.

L'articolo 5 del DL 13/2023, convertito con modificazioni dalla Legge 41/2023, ha introdotto l'obbligo di indicare il CUP nelle fatture relative all'acquisto di beni e servizi oggetto di incentivi pubblici alle attività produttive.

L'obbligo si applica, in linea generale, alle fatture relative a operazioni effettuate dal 1° giugno 2023. Sono previste esclusioni e condizioni specifiche, chiarite nelle indicazioni operative della Circolare RGS n. 1 dell'8 gennaio 2025.

Chi è coinvolto

In concreto, quando l'obbligo si applica, sono coinvolti due soggetti:

  • l'impresa beneficiaria dell'incentivo, che riceve il CUP dall'ente e deve comunicarlo ai propri fornitori;
  • il fornitore, che deve riportare il CUP nella fattura elettronica relativa ai beni o servizi agevolati.

Facciamo un esempio. La tua impresa ottiene un contributo regionale per acquistare un nuovo macchinario. Nell'atto di concessione trovi il CUP: lo comunichi al fornitore del macchinario, che lo inserisce nella fattura elettronica.

Per evitare errori, è importante che il cliente comunichi il codice al fornitore prima dell'emissione della fattura e che entrambi verifichino le indicazioni contenute nell'atto di concessione.

Casi particolari

La Circolare RGS chiarisce alcune situazioni da valutare con attenzione:

  • Fatture emesse prima dell'assegnazione del CUP: possono essere previste modalità alternative per collegare la spesa al progetto, secondo le indicazioni dell'ente concedente;
  • Fornitori non stabiliti in Italia: per queste fatture sono previste specifiche modalità di gestione e documentazione;
  • Più incentivi per la stessa spesa: quando più incentivi finanziano la stessa tipologia di spesa nell'ambito della medesima linea di intervento e i CUP sono assegnati in momenti diversi, può essere sufficiente indicare il primo CUP acquisito in ordine cronologico;
  • Contributi al funzionamento: i contributi che non finanziano un progetto di investimento non rientrano automaticamente nell'obbligo.

L'ambito di applicazione dipende anche dalla disciplina del singolo incentivo: l'articolo 5 del DL 13/2023 prevede condizioni ed esclusioni specifiche, tra cui disposizioni relative alle domande di agevolazione presentate prima dell'entrata in vigore della legge di conversione. Per questo, non tutte le fatture collegate genericamente a un contributo pubblico sono soggette all'obbligo.

Se il CUP manca o è errato: come integrarlo?

Capita che il fornitore dimentichi il CUP o lo indichi in modo errato. Per queste situazioni, l'Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 10 dicembre 2025, ha previsto un servizio di integrazione nel portale Fatture e Corrispettivi, operativo dal 27 gennaio 2026.

Il servizio consente all'impresa che ha ricevuto la fattura, oppure a un intermediario delegato, di aggiungere o correggere il CUP senza modificare la fattura originale e senza emetterne una nuova.

La procedura riguarda le fatture elettroniche con data di effettuazione dell'operazione successiva al 31 maggio 2023. Prima di procedere, verifica di avere i requisiti per utilizzare il servizio e di disporre del CUP corretto.

L'integrazione non sostituisce la verifica delle condizioni dell'agevolazione: per assicurarti che la spesa sia riconosciuta, controlla le regole specifiche del bando e confrontati con il tuo commercialista.

Codice CUP: dove lo trovo

Se sei un'impresa beneficiaria o un fornitore, il CUP ti viene comunicato dall'ente responsabile del progetto o dal tuo cliente, a seconda del caso. Di solito puoi trovarlo in uno di questi documenti:

  • l'atto di concessione dell'incentivo o il decreto di finanziamento;
  • il bando o i documenti di ammissione all'agevolazione;
  • il contratto o l'ordine di acquisto, per le commesse pubbliche;
  • le comunicazioni dell'ente o del Responsabile unico del progetto (RUP).

Se sei il fornitore di un'impresa beneficiaria, chiedi al cliente di comunicarti il CUP prima di emettere la fattura.

Puoi anche consultare il portale OpenCUP, che permette di cercare informazioni sui progetti di investimento pubblico presenti nella banca dati. La ricerca sul portale, però, non sostituisce la verifica dei documenti ufficiali del progetto o dell'atto di concessione.

Come inserire il Codice CUP in fattura elettronica

Le fatture elettroniche vengono trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio (SdI). Nel tracciato XML, il CUP va inserito nel campo strutturato previsto, all'interno del blocco di dati pertinente.

A seconda del riferimento a cui si collega la fattura, il blocco da compilare può essere:

  • Dati Ordine Acquisto: il campo CodiceCUP è il 2.1.2.6;
  • Dati Contratto: blocco 2.1.3;
  • Dati Convenzione: blocco 2.1.4.

Nel blocco Dati Ordine Acquisto è presente anche il campo CodiceCIG (2.1.2.7), da compilare quando richiesto. Per gli altri blocchi si utilizzano i rispettivi campi previsti dalle specifiche tecniche della fattura elettronica.

È importante sottolineare che inserire il CUP soltanto nella descrizione o nelle note non equivale a compilare il campo dedicato, quando la normativa ne richiede l'indicazione nel tracciato XML.

Fatture verso la PA

Per le fatture emesse verso la Pubblica Amministrazione, l'articolo 25 del DL 66/2014 disciplina l'indicazione del CUP e del CIG nei casi previsti dalla normativa. Il DM 132/2020 individua inoltre le cause per cui una fattura elettronica verso la PA può essere rifiutata, tra cui l'omessa o errata indicazione dei codici richiesti.

Questo non significa che ogni fattura verso la PA debba contenere entrambi i codici: occorre verificare gli obblighi applicabili alla singola operazione e alla procedura di riferimento.

Errori da evitare
  • Inserire il CUP solo nella descrizione o nelle note, senza compilare il campo strutturato;
  • confondere il CUP con il CIG o inserirli nei campi sbagliati;
  • utilizzare il CUP di un altro progetto o incentivo;
  • modificare il codice comunicato dall'ente o dal cliente;
  • dimenticare il CUP nelle fatture per beni e servizi agevolati quando l'obbligo si applica;
  • dare per scontato che il codice sia obbligatorio in qualsiasi fattura collegata a un contributo pubblico.
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Sempre sul nostro blog trovi anche una guida alla riconciliazione bancaria, utile per tenere sotto controllo incassi e pagamenti.

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Articolo aggiornato a ottobre 2026. Per verificare gli obblighi applicabili alla tua attività e al tuo incentivo, consulta la documentazione dell'ente concedente e il tuo commercialista.

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