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Split payment: cos'è, come funziona e a chi si applica nel 2026

Redazione Tot

14 ottobre 2026 • 7 min

Lavori con la Pubblica Amministrazione o con società a partecipazione pubblica? Allora prima o poi ti capiterà di incontrare lo split payment: emetti la fattura come sempre, ma l’IVA la versa direttamente il cliente all’Erario. Sembra un meccanismo complesso, ma una volta capito è più semplice di quanto pensi.

Qua trovi la guida di Tot allo split payment nel 2026:

  • Cos'è lo split payment, il suo significato e come funziona, con un esempio pratico;
  • Chi sono i soggetti obbligati, dalla Pubblica Amministrazione alle società partecipate;
  • Quando non si applica, anche per i professionisti;
  • Come si compila la fattura in split payment e cosa cambia per l'IVA del fornitore;
  • Le novità sulla proroga europea fino al 2029.
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Cos'è lo split payment: significato e traduzione

Lo split payment IVA, in italiano scissione dei pagamenti, è un meccanismo di versamento dell'IVA previsto dall'art. 17-ter del DPR 633/1972. È stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 come misura antievasione e si applica dal 1° gennaio 2015.

Con lo split payment il cliente (committente o cessionario) paga al fornitore solo l'imponibile e versa l'IVA indicata in fattura direttamente all'Erario.

Anche la traduzione aiuta: split payment significa letteralmente "pagamento diviso". Ed è proprio questo il significato dello split payment: il pagamento della fattura si divide in due, l'imponibile al fornitore e l'IVA allo Stato.

Per riassumere: il fornitore continua a esporre l'IVA in fattura, ma non la incassa e non deve versarla. A farlo è il cliente. Il rischio che l'imposta venga incassata e poi non versata, quindi, sparisce alla radice.

Come funziona lo split payment: un esempio pratico

Facciamo un esempio semplice. Un'impresa fornisce un servizio a un Comune per 10.000 euro più IVA al 22%.

Ecco come si divide il pagamento:

  • il fornitore emette fattura per 12.200 euro totali, con l'indicazione della scissione dei pagamenti;
  • il Comune bonifica al fornitore 10.000 euro (solo l'imponibile);
  • il Comune versa i 2.200 euro di IVA direttamente allo Stato.

Il fornitore registra la fattura nel registro delle vendite, ma quell'IVA non entra nella sua liquidazione periodica.

Split payment e reverse charge: le differenze

I due meccanismi vengono spesso confusi, ma funzionano in modo diverso. È importante sottolineare che non si applicano mai insieme alla stessa operazione.

Vediamoli a confronto:

  • nel reverse charge (inversione contabile) la fattura viene emessa senza IVA ed è il cliente a integrarla e a diventare debitore d'imposta;
  • nello split payment la fattura riporta regolarmente l'IVA, ma il cliente la paga all'Erario invece che al fornitore.

Se un'operazione rientra già nel reverse charge, lo split payment non si applica.

Split payment e Pubblica Amministrazione: a chi si applica

Il perimetro dei soggetti obbligati è cambiato più volte negli anni, l'ultima nel 2025. Oggi lo split payment riguarda le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni e di una serie di enti e società a controllo o partecipazione pubblica.

I soggetti obbligati

Ecco chi deve applicare la scissione dei pagamenti in qualità di cliente:

  • le Pubbliche Amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della PA (elenco ISTAT): ministeri, regioni, comuni, ASL, scuole, università, enti previdenziali e simili;
  • gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
  • le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per almeno il 70% del fondo di dotazione;
  • le società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministeri;
  • le società controllate, direttamente o indirettamente, da amministrazioni pubbliche o dagli enti e dalle società appena citati;
  • le società partecipate per almeno il 70% del capitale da amministrazioni pubbliche o dagli stessi enti e società.

Le società quotate: escluse dal 1° luglio 2025

Fino a metà 2025 nel perimetro rientravano anche le società quotate nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana. Dal 1° luglio 2025 non è più così: le quotate sono uscite dallo split payment e tornano a pagare l'IVA ai fornitori in modo ordinario.

Se vendi a una grande società quotata, quindi, controlla di non avere ancora impostata la scissione nel tuo gestionale di fatturazione.

Elenchi split payment: come verificare se il cliente è obbligato

Per le società e gli enti controllati o partecipati, il Dipartimento delle Finanze del MEF pubblica e aggiorna periodicamente gli elenchi split payment ufficiali, cioè l'elenco dei soggetti tenuti alla scissione dei pagamenti. Il fornitore può fare affidamento su questi elenchi per sapere come fatturare.

In caso di dubbio, puoi chiedere al cliente un'attestazione che confermi che rientra tra i soggetti obbligati. La legge prevede che il cliente la rilasci su richiesta del fornitore. Se la ricevi, sei tenuto ad applicare lo split payment.

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Quando lo split payment non si applica

Anche se il cliente è una PA o una società controllata, ci sono operazioni escluse dalla scissione dei pagamenti. Vediamole una ad una.

Split payment e professionisti: i compensi con ritenuta d'acconto

Per le fatture emesse dal 15 luglio 2018 lo split payment non si applica ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta o d'acconto.

In pratica, lo split payment per i professionisti funziona così: se sei un libero professionista (avvocato, ingegnere, architetto, consulente) e fatturi a un ente pubblico un compenso soggetto a ritenuta, l'IVA la incassi tu e la versi tu, come di consueto. La PA trattiene solo la ritenuta d'acconto.

Regime forfettario e operazioni senza IVA

Chi aderisce al regime forfettario non addebita l'IVA in fattura. Di conseguenza, non c'è nulla da "scindere" e lo split payment non si applica.

Lo stesso vale, più in generale, per le operazioni esenti, non imponibili o fuori campo IVA.

Le altre esclusioni

Ecco gli altri casi principali in cui la scissione dei pagamenti non opera:

  • operazioni già soggette a reverse charge;
  • operazioni certificate con scontrino o ricevuta fiscale, senza emissione di fattura, come le piccole spese sostenute dall'economo dell'ente.

Fattura split payment: come si compila

La fattura in split payment si emette come una fattura ordinaria, con imponibile, aliquota e IVA esposte. Cambiano solo due dettagli.

La dicitura obbligatoria

In fattura va inserita l'annotazione "scissione dei pagamenti", spesso accompagnata dal riferimento normativo: "Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72".

Il campo esigibilità IVA nella fattura elettronica

Le fatture verso la PA viaggiano obbligatoriamente in formato elettronico (FatturaPA) attraverso il Sistema di Interscambio. Nel tracciato XML, il campo EsigibilitaIVA va valorizzato con la lettera "S" (scissione dei pagamenti).

Se usi un software di fatturazione elettronica, di solito basta selezionare l'opzione "split payment" sul cliente e il campo si compila da solo.

Cosa fa il fornitore con l'IVA

Il fornitore annota la fattura nel registro delle vendite, ma non computa l'IVA nella liquidazione periodica. Quella quota sarà versata dal cliente.

Sempre sul nostro blog trovi una guida alle scadenze fiscali 2026, utile per non perdere di vista liquidazioni e versamenti IVA.

IVA split payment: come la versa il cliente

Lato cliente, l'IVA in split payment diventa esigibile al momento del pagamento della fattura. In alternativa, si può scegliere di anticipare l'esigibilità alla ricezione o alla registrazione della fattura.

Le modalità di versamento cambiano in base al tipo di acquisto:

  • acquisti istituzionali delle PA: l'ente versa l'IVA entro il 16 del mese successivo a quello in cui l'imposta è diventata esigibile, con modello F24 o F24 EP e senza possibilità di compensazione;
  • acquisti nell'ambito di attività commerciali (e, sempre, acquisti delle società controllate o partecipate): il cliente annota la fattura anche nel registro delle vendite e fa confluire l'IVA nella propria liquidazione periodica.

Per il fornitore, tutto questo è trasparente: il suo compito si esaurisce con la fattura corretta.

Gli effetti sulla liquidità del fornitore

Ecco il vero nodo per molte PMI. Se vendi soprattutto alla PA, incassi l'imponibile ma continui a pagare l'IVA sui tuoi acquisti. Il risultato è un credito IVA strutturale, che può pesare sulla cassa.

Il rimborso IVA prioritario

Per compensare questo squilibrio, la legge riconosce ai fornitori in split payment il diritto al rimborso IVA in via prioritaria, nei limiti del credito generato dalle operazioni in scissione.

Il rimborso si può chiedere con la dichiarazione IVA annuale o, se ci sono i requisiti, anche trimestralmente con il modello TR. In alternativa, il credito si può usare in compensazione in F24 con altre imposte e contributi, nei limiti e con i controlli previsti (per esempio il visto di conformità oltre determinate soglie).

Monitorare la cassa

Per chi lavora con la PA, quindi, la gestione della liquidità diventa ancora più importante. Avere una vista chiara su entrate, uscite e fatture aperte aiuta a non farsi sorprendere tra un rimborso e l'altro.

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Split payment fino al 2029: la proroga UE

Lo split payment è una deroga alla Direttiva IVA europea e per questo deve essere autorizzato periodicamente dal Consiglio dell'Unione Europea. L'ultima autorizzazione scadeva il 30 giugno 2026.

Con la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1728 del 10 luglio 2026, il Consiglio ha prorogato l'autorizzazione fino al 30 giugno 2029, con decorrenza dal 1° luglio 2026. L'Italia aveva chiesto di arrivare a fine 2029.

Cosa cambia in concreto? Per ora niente: il perimetro resta quello in vigore dal 1° luglio 2025, senza le società quotate. La decisione invita però l'Italia a rafforzare gli strumenti antifrode ordinari, in vista di un superamento graduale della misura.

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  • Nessuna commissione su incassi e pagamenti: con Tot bonifici istantanei, F24 e pagoPA sono senza commissioni aggiuntive;
  • La fatturazione elettronica Tot integrata nel conto e abilitata alla fatturazione verso la PA: emetti fatture in split payment a enti pubblici e società partecipate, oltre che a clienti privati;
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Articolo aggiornato a ottobre 2026, alla luce della Decisione (UE) 2026/1728. Per la situazione specifica della tua attività, consigliamo di consultare il tuo commercialista.

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