Introduzione
Codice CIG: cos'è e come inserirlo in fattura
Lavorare con la Pubblica Amministrazione è un'ottima opportunità per molte imprese e professionisti. Ma porta con sé un piccolo vocabolario di sigle da conoscere: tra queste, il codice CIG. Quando è obbligatorio, un CIG mancante o sbagliato può bloccare la fattura e rallentare il pagamento.
Ma niente, panico la cosa è molto più semplice di quanto sembri e qui ti spieghiamo tutto. Ecco cosa vedremo in questo articolo:
- Cos'è il CIG e chi lo richiede;
- A cosa serve il codice CIG e quando è obbligatorio;
- La differenza tra codice CIG e CUP;
- Dove trovarlo e come inserire il codice CIG nella fattura elettronica;
- I casi di esclusione e le situazioni particolari.
Codice CIG: cos'è
Il CIG è il Codice Identificativo Gara. È un codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica una procedura di affidamento di un contratto pubblico, come un appalto, un lotto di gara o un affidamento diretto.
Lo acquisisce la stazione appaltante, cioè l'ente pubblico che acquista beni, servizi o lavori, attraverso i sistemi previsti da ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Per semplificare, puoi pensare al CIG come a una "targa" della procedura: permette di riconoscerla e di seguirne tutte le fasi, dalla gara fino al pagamento.
Chi richiede il codice GIG
Il CIG non lo richiede l'impresa fornitrice, ma la stazione appaltante. In particolare se ne occupa il RUP, il Responsabile Unico del Progetto, nell'ambito delle attività di affidamento.
Dal 1° gennaio 2024, con la digitalizzazione dei contratti pubblici prevista dal nuovo Codice dei contratti (D.Lgs. 36/2023), il CIG viene acquisito attraverso le piattaforme di approvvigionamento digitale certificate, collegate alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici di ANAC.
Il precedente sistema SmartCIG è stato dismesso. Per alcune fattispecie, però, ANAC consente di utilizzare l'interfaccia web della Piattaforma Contratti Pubblici (PCP).
In particolare, per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro e per alcune fattispecie escluse dal Codice dei contratti, la PA può ricorrere all'interfaccia web ANAC quando ha difficoltà a usare le piattaforme certificate. Questa possibilità è stata prorogata a tempo indeterminato, salvo nuove disposizioni dell'Autorità.
A cosa serve il codice CIG
Il CIG svolge diverse funzioni nell'ambito dei contratti pubblici. Vediamo le principali.
1. Tracciabilità dei flussi finanziari
È la funzione più importante per chi fornisce la PA. La Legge 136/2010 (art. 3) disciplina la tracciabilità dei flussi finanziari relativi ai contratti pubblici, con l'obiettivo di prevenire infiltrazioni criminali e irregolarità.
In concreto, per il fornitore gli obblighi possono comprendere:
- utilizzare un conto corrente dedicato alle commesse pubbliche, anche non in via esclusiva;
- comunicare alla stazione appaltante gli estremi del conto e i dati delle persone delegate a operarvi entro 7 giorni dall'accensione del conto o, per i conti già esistenti, dal primo utilizzo per la commessa;
- effettuare i pagamenti relativi al contratto con strumenti tracciabili, come il bonifico;
- riportare il CIG nella causale dei pagamenti relativi al contratto, e il CUP quando previsto.
Gli obblighi di tracciabilità si estendono, nei casi previsti dalla legge, anche ai subappaltatori e ai subcontraenti della filiera.
Cosa si rischia se non si rispettano gli obblighi
- Sanzioni amministrative, determinate secondo la normativa applicabile;
- risoluzione del contratto nei casi previsti dalla legge, ad esempio per transazioni effettuate senza gli strumenti di pagamento tracciabili richiesti.
2. Vigilanza e trasparenza
Il CIG consente ad ANAC di monitorare le procedure di affidamento e di collegare le informazioni sugli appalti pubblici, come importi, tempi e imprese aggiudicatarie.
I dati confluiscono nella Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, secondo le regole di pubblicità e accesso previste dalla normativa.
3. Contributo ad ANAC
Il CIG è utilizzato anche per gli adempimenti relativi al contributo dovuto ad ANAC per determinate procedure di affidamento.
L'obbligo di pagamento, gli importi e le modalità di versamento dipendono dal valore stimato dell'appalto o della concessione e dal tipo di soggetto. Per il 2026 la disciplina di riferimento è la delibera ANAC n. 524 del 22 dicembre 2025.
Codice CIG e CUP: cosa sono e che differenza c'è
I codici CIG e CUP vengono spesso citati insieme, ma non sono la stessa cosa.
Il CUP è il Codice Unico di Progetto. Identifica un progetto di investimento pubblico, ad esempio la costruzione di una scuola o la riqualificazione di una strada, indipendentemente dal numero di contratti necessari per realizzarlo.
È composto da 15 caratteri e viene generato dal sistema CUP, gestito dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo la disciplina della Legge 3/2003.
Ecco le differenze principali con il codice CUP:
- Cosa identifica: il CIG identifica una procedura di affidamento; il CUP il progetto di investimento pubblico;
- Chi lo rilascia: il CIG viene acquisito attraverso i sistemi ANAC; il CUP viene generato dal sistema CUP del DIPE;
- Quando serve: il CIG per le procedure di affidamento per cui è previsto; il CUP per i progetti di investimento pubblico per cui è obbligatorio, compresi, nei casi previsti, quelli finanziati con fondi europei e PNRR;
- Rapporto tra i due: a un CUP possono corrispondere più CIG. Pensa a un progetto che richiede un appalto per i lavori, uno per la progettazione e uno per le forniture: ciascuna procedura può avere il proprio CIG.
Per riassumere: il CUP risponde alla domanda "per quale progetto si sta spendendo?", il CIG alla domanda "con quale procedura di affidamento?".
Quando sono previsti entrambi, vanno indicati sia nella fattura elettronica sia nei pagamenti, secondo quanto richiesto dalla normativa e dalla documentazione della commessa.
Codice CIG: dove lo trovo
Se sei il fornitore, il CIG ti viene comunicato dall'ente pubblico. Di solito lo trovi in uno di questi documenti:
- il bando di gara o la lettera d'invito;
- la determina di affidamento;
- il contratto o l'ordine di acquisto, compreso l'ordine elettronico trasmesso tramite NSO (Nodo di Smistamento degli Ordini) per gli enti del Servizio Sanitario Nazionale;
- le comunicazioni del RUP o dell'ufficio acquisti.
Se non lo trovi, la cosa più semplice è chiederlo all'ufficio dell'ente prima di emettere la fattura. Puoi anche consultare i dati di un contratto pubblico attraverso i servizi di consultazione messi a disposizione da ANAC.
È importante sottolineare che il CIG non va mai inventato o riutilizzato da un contratto precedente. Prima di emettere la fattura, verifica che il codice corrisponda esattamente alla procedura e al contratto a cui si riferisce.
Codice CIG in fattura elettronica
Le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione devono essere emesse nel formato previsto dalla normativa e trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio.
Quando è richiesto, il CIG permette di collegare la fattura alla procedura corretta e di effettuare i controlli previsti.
Perché è obbligatorio
L'art. 25 del DL 66/2014 disciplina l'indicazione del CIG e del CUP nelle fatture elettroniche emesse verso la PA. Il DM 132/2020, invece, elenca le cause di rifiuto delle fatture elettroniche da parte delle amministrazioni, tra cui l'omessa o errata indicazione di questi codici nei casi previsti.
In pratica, quando il CIG è obbligatorio, la sua omissione o indicazione errata può comportare il rifiuto della fattura o impedirne il pagamento. Prima di inviare il documento, verifica con attenzione i riferimenti richiesti dall'ente.
Dove si inserisce il codice CIG in fattura
Nel tracciato XML della fattura elettronica il CIG si inserisce nel campo CodiceCIG, all'interno del blocco di dati di riferimento pertinente.
In base alla documentazione dell'acquisto, il blocco da compilare può essere:
- Dati Ordine Acquisto (campo 2.1.2.7), quando la fattura fa riferimento a un ordine;
- Dati Contratto (blocco 2.1.3), quando il riferimento è un contratto;
- Dati Convenzione (blocco 2.1.4), quando il riferimento è una convenzione.
Nello stesso blocco è disponibile anche il campo CodiceCUP (campo 2.1.2.6 nei Dati Ordine Acquisto), da compilare quando richiesto.
La maggior parte dei software di fatturazione elettronica ha campi dedicati a CIG e CUP nella sezione relativa agli ordini o ai riferimenti della PA: non serve intervenire manualmente sul file XML.
Evita di inserire il CIG soltanto nella descrizione della prestazione o nelle note: non sostituisce la compilazione del campo strutturato.
Errori da evitare
- Inserire il CIG nel campo sbagliato o soltanto nella descrizione;
- modificare il codice comunicato dall'ente;
- utilizzare il CIG di un contratto diverso;
- dimenticare il CUP quando è richiesto;
- confondere il CIG con il codice univoco ufficio, il codice IPA che identifica l'ufficio destinatario della fattura elettronica.
Quando il CIG non è obbligatorio: i casi di esclusione
Non tutte le operazioni che coinvolgono la Pubblica Amministrazione richiedono il CIG. Alcune sono escluse dagli obblighi di tracciabilità, secondo la legge e le indicazioni ANAC. Altre sono escluse dal Codice dei contratti pubblici, ma possono comunque richiedere specifici adempimenti.
Tra i casi che possono essere esclusi dagli obblighi di tracciabilità, alle condizioni previste dalla normativa e dalle indicazioni ANAC, rientrano:
- i rapporti di lavoro dipendente e le relative retribuzioni;
- il pagamento di tributi, imposte e contributi;
- i risarcimenti e gli indennizzi non riconducibili a un contratto d'appalto;
- alcune operazioni di acquisto o locazione di terreni e immobili;
- determinati trasferimenti di fondi tra enti pubblici.
L'applicabilità di un'esclusione va valutata caso per caso, in base alla natura dell'operazione.
Esiste una tabella dei codici di esclusione CIG?
Non esiste una tabella unica di codici standard valida per tutte le fatture elettroniche verso la PA. Per questo, se l'operazione rientra in un caso di esclusione, chiedi all'ufficio acquisti dell'ente quali indicazioni riportare in fattura. Non inserire codici sostitutivi senza averne verificato la correttezza.
Ogni caso ha le sue sfumature: se hai dubbi, confrontati con l'ufficio dell'ente e con il tuo commercialista.
Semplifica la gestione delle commesse pubbliche con Tot
Lavorare con la PA richiede ordine: fatture corrette, pagamenti tracciabili e incassi da abbinare ai documenti giusti. Con Tot puoi emettere le tue fatture elettroniche verso la PA direttamente dal conto, indicando CIG e CUP quando richiesti. Sempre sul nostro blog trovi una guida alla riconciliazione bancaria, utile proprio per tenere sotto controllo gli incassi delle commesse. Avere tutto in un'unica app può semplificare la gestione finanziaria e amministrativa della tua impresa.
Ecco alcuni dei vantaggi di Tot:
- Apertura del conto completamente online, senza appuntamenti in filiale, sia per aziende sia per partite IVA;
- un conto aziendale online con IBAN italiano per gestire incassi e pagamenti della tua attività;
- pagamenti con F24, pagoPA e RiBa senza commissioni aggiuntive, secondo le condizioni del conto;
- fatturazione elettronica integrata nel conto, per emettere e ricevere fatture dalla stessa app, anche verso la Pubblica Amministrazione;
- riconciliazione automatica delle fatture con incassi e pagamenti;
- una carta Visa Business inclusa secondo le condizioni del piano scelto;
- strumenti integrati per la gestione amministrativa del tuo business;
- la possibilità di dare accesso al conto al tuo commercialista;
- trasparenza: Tot è una soluzione a canone fisso. Trovi tutti i dettagli nella pagina prezzi.
Articolo aggiornato a ottobre 2026. Per la situazione specifica della tua attività, consigliamo di consultare il tuo commercialista.

