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Nota di credito: cos'è e quando emetterla

Redazione Tot

23 luglio 20266 min

Ti è mai capitato di emettere una fattura e poi accorgerti che c'era un errore, che il cliente ha reso la merce o che avevi concordato uno sconto? In questi casi non puoi semplicemente cestinare la fattura già inviata: devi correggerla con una nota di credito. Sembra complesso, ma niente panico!

Qua trovi la guida più completa e chiara del web sulla nota di credito:

  • Cos'è e a cosa serve davvero;
  • Quando hai il diritto di emetterla (per la nota di credito è una facoltà, non un obbligo);
  • Entro quanto tempo puoi farlo senza perdere il recupero dell'IVA;
  • Come si compila e si invia una nota di credito elettronica.
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Cos'è la nota di credito

La nota di credito è un documento fiscale che serve a rettificare, in tutto o in parte, una fattura già emessa. In pratica "storna" un importo che avevi fatturato in precedenza, riducendo la base imponibile e la relativa IVA.

Il nome tecnico è nota di variazione in diminuzione: è lo strumento con cui comunichi al cliente e al Fisco che l'operazione originaria è cambiata o non si è mai perfezionata. Emettere una nota di credito ti permette di recuperare l'IVA che avevi versato sulla fattura originaria e di riallineare la tua contabilità.

Nota di credito e nota di debito: la differenza

Le due note di variazione lavorano in direzioni opposte:

  • la nota di credito (variazione in diminuzione) riduce l'importo già fatturato: la usi quando hai fatturato più del dovuto;
  • la nota di debito (variazione in aumento) aumenta l'importo già fatturato: la usi quando hai fatturato meno del dovuto, ad esempio perché avevi dimenticato una voce.

Nel linguaggio comune "nota di credito" è di gran lunga la più frequente, ed è quella su cui ci concentriamo in questa guida.

La base normativa: l'articolo 26 del DPR 633/1972

Le note di variazione IVA sono disciplinate dall'articolo 26 del DPR 633/1972, il decreto che regola l'imposta sul valore aggiunto. È questo articolo a stabilire in quali casi puoi emettere una nota di credito ed entro quanto tempo devi farlo per non perdere il diritto a recuperare l'IVA.

La distinzione più importante, come vedremo, è tra le variazioni senza limiti di tempo e quelle che devi effettuare entro un anno dall'operazione.

Quando emettere una nota di credito

Non puoi emettere una nota di credito quando ti pare: servono una delle cause previste dalla legge. Vediamole una a una nel dettaglio.

Errori nella fattura originaria

È il caso più comune. Hai sbagliato qualcosa nella fattura e devi correggerlo:

  • hai indicato un importo più alto di quello corretto;
  • hai applicato un'aliquota IVA errata (più alta del dovuto);
  • hai emesso una fattura doppia per la stessa operazione;
  • hai intestato la fattura al cliente sbagliato.

In questi casi la nota di credito annulla o riduce la fattura errata, così da riportare tutto alla situazione corretta.

Reso della merce o annullamento della vendita

Se il cliente restituisce la merce (perché difettosa, non conforme o semplicemente rifiutata) o la vendita non va a buon fine, la fattura originaria non riflette più un'operazione realmente avvenuta. La nota di credito serve proprio a stornare, in tutto o in parte, quanto fatturato.

Attenzione a un dettaglio che incide sui tempi: se il reso deriva da una risoluzione del contratto o da una clausola contrattuale, rientra tra le cause senza limite di un anno; se invece nasce da un accordo successivo tra le parti (ad esempio un reso concordato o uno sconto non previsto in contratto), scatta il termine di un anno di cui parliamo più avanti.

Sconti e abbuoni concordati dopo la fattura

Capita di riconoscere al cliente uno sconto o un abbuono dopo aver già emesso la fattura, ad esempio a fine anno sul volume degli acquisti. Se questi sconti erano previsti contrattualmente, puoi emettere una nota di credito per adeguare l'importo, senza particolari limiti di tempo.

Risoluzione, recesso, nullità del contratto

Quando il contratto alla base della fattura viene meno per cause giuridiche — nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione — l'operazione perde il suo fondamento. La nota di credito è lo strumento per neutralizzare la fattura collegata.

Mancato pagamento e procedure concorsuali

Se il cliente non ti paga e viene coinvolto in una procedura concorsuale (come il fallimento, oggi liquidazione giudiziale) o in una procedura esecutiva rimasta infruttuosa, la normativa ti consente di emettere una nota di credito per recuperare almeno l'IVA sul credito che non incasserai.

È una delle casistiche più delicate e più cambiate nel tempo: le regole su quando scatta il diritto (in particolare dall'apertura della procedura) sono state riviste negli anni. Per la tua situazione specifica ti consigliamo di verificarla con il tuo commercialista.

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Entro quanto tempo si può emettere la nota di credito

Qui sta il punto più tecnico, ma anche il più importante: i termini per emettere la nota di credito dipendono dalla causa. L'articolo 26 distingue due grandi gruppi.

Variazioni senza limiti di tempo

Per le cause "oggettive" — nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione del contratto, abbuoni e sconti previsti contrattualmente, procedure concorsuali e procedure esecutive infruttuose — non è previsto un termine fisso di un anno per emettere la nota di credito.

C'è però un limite finale per poter recuperare l'IVA: secondo l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, la nota di credito va emessa e l'IVA portata in detrazione entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all'anno in cui si è verificato il presupposto della variazione. Superato quel termine, la variazione resta possibile ma non consente più di recuperare l'imposta.

Su questo punto esistono orientamenti più favorevoli al contribuente, che àncorano il termine ultimo a una scadenza più ampia: proprio perché la materia è in evoluzione, prima di agire su casi al limite conviene confrontarsi con il proprio commercialista.

Variazioni entro un anno

Se invece la variazione dipende da un sopravvenuto accordo tra le parti o dalla rettifica di errori (le cosiddette inesattezze della fatturazione), il termine è più stretto: la nota di credito va emessa entro un anno dall'effettuazione dell'operazione originaria. Rientrano in questo gruppo anche i resi e gli sconti non previsti contrattualmente, proprio perché frutto di un accordo raggiunto dopo l'emissione della fattura.

In sintesi: se la fattura cambia per un accordo preso dopo o per una correzione, hai un anno di tempo; se cambia per una causa giuridica o per il mancato incasso, guardi al termine della dichiarazione IVA.

Come si emette una nota di credito elettronica

Dal momento che la fattura elettronica è obbligatoria per la generalità delle partite IVA, anche la nota di credito segue lo stesso percorso: si compila in formato XML e si trasmette al Sistema di Interscambio (SdI), esattamente come una fattura.

Cosa deve contenere la nota di credito

La nota di credito è a tutti gli effetti un documento fiscale e deve riportare i dati essenziali:

  • data e numero progressivo propri della nota (numerazione autonoma o coerente con quella delle fatture);
  • dati del cedente/prestatore e del cliente;
  • il riferimento alla fattura originaria che viene rettificata (numero e data);
  • l'imponibile e l'IVA oggetto di storno, totale o parziale;
  • la causale della variazione (reso, errore, sconto, ecc.).

Il riferimento alla fattura di origine è fondamentale: è ciò che collega la variazione all'operazione da correggere.

Il tipo documento TD04 e l'invio allo SdI

Nel tracciato della fattura elettronica, la nota di credito si identifica con il tipo documento TD04. Il flusso operativo è semplice:

  1. compili la nota di credito indicando il TD04 e la fattura di riferimento;
  2. inserisci gli importi da stornare, con la relativa IVA;
  3. trasmetti il file allo SdI, che lo recapita al cliente come una qualsiasi fattura elettronica;
  4. registri la nota in contabilità, così da recuperare l'IVA e allineare i conti.

Se usi uno strumento di fatturazione integrato nel conto, questi passaggi si riducono a pochi clic e la nota risulta già collegata ai movimenti giusti.

Nota di credito totale o parziale

Non sei obbligato a stornare l'intera fattura. La nota di credito può essere:

  • totale, quando annulla per intero la fattura originaria (ad esempio una fattura doppia o una vendita annullata);
  • parziale, quando riduce solo una parte dell'importo (ad esempio un reso di alcuni pezzi o uno sconto su una fornitura più ampia).

In entrambi i casi vale la regola d'oro: la nota deve richiamare la fattura di origine ed esporre con chiarezza l'importo e l'IVA che stai stornando.

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Contenuto aggiornato a luglio 2026. La normativa sulle note di variazione IVA (art. 26 DPR 633/1972) è complessa e soggetta a modifiche: per la situazione specifica della tua attività, consigliamo di consultare il tuo commercialista.

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