Introduzione
Come sviluppare un Mindset Imprenditoriale - intervista a Giada Bono
Capire il proprio “Perché”, gestire le energie… il mindset imprenditoriale non è una caratteristica innata, ma si costruisce nei piccoli gesti quotidiani, giorno dopo giorno.
In questo articolo-intervista, trovi il contributo di Giada Bono, coach con oltre vent’anni di esperienza in Italia e all’estero. Dopo un percorso di successo come manager nel Gruppo Sella a Chennai, oggi accompagna leader e imprenditori attraverso la sua agenzia di consulenza Mpowered. A latere è anche startup founder con Bloom, realtà educativa che integra pedagogia e tecnologia per bambini, genitori ed educatori.
Giada è stata tra gli speaker più apprezzati della prima edizione di Tot.Circle, il business training promosso da Tot e sarà ancora formatrice per la seconda edizione, in partenza ad aprile 2026.
Di seguito l'intervista a Giada.
Se dovessi nominare una caratteristica, uno strumento o una capacità che non deve mai mancare a chi gestisce un'impresa, quale sarebbe?
La capacità di mantenere costantemente la connessione con il proprio Perché.
La risposta che do sempre è questa: identità, consapevolezza e resilienza. Ma queste tre cose hanno una radice comune: il tuo Perché. La tua missione. Il motivo profondo per cui fai quello che fai.
Il Perché è l'ancora. È quello che ti tiene ferma quando il mercato cambia, quando le cose non vanno come previsto, quando devi prendere una decisione difficile e non hai nessuno con cui confrontarti.
Il Perché è una pratica quotidiana: si interroga, si affina, si tiene visibile. Si usa come filtro per le decisioni, come carburante nei momenti difficili, come bussola quando tutto intorno ti chiede di essere qualcun altro.
Identità, consapevolezza, resilienza sono il frutto di chi coltiva questa connessione ogni giorno, con relentless focus.
Puoi raccontarci un po' di te? Qual è stato il tuo percorso?
Ho iniziato nel 1998 in un mondo molto lontano dall'imprenditoria: l'ICT di un grande gruppo bancario. Ho passato i primi anni a costruire competenze tecniche — ricerca e sviluppo, formazione, sistemi. Poi sono arrivati i ruoli manageriali, la responsabilità delle persone, la leadership. E poi l'India.
Per oltre undici anni ho guidato il Global Capability Center del Gruppo Sella a Chennai: un centro internazionale che ho contribuito a trasformare da struttura di delivery a leva strategica per il Gruppo. È lì che ho capito cosa significa davvero guidare attraverso la complessità: culture diverse, fusi orari, obiettivi che cambiano, persone da sviluppare in contesti che non conosci.
Parallelamente, a partire dal 2008 ho iniziato a formarmi come coach, prime certificazioni, prime esperienze, prima consapevolezza che quella strada mi apparteneva profondamente. In questi quasi vent'anni non ho mai smesso: ho continuato a crescere e affinare la mia pratica in coaching individuale, team coaching e facilitazione. Non come percorso parallelo al corporate, ma come radice che lo attraversava.
Sono tornata in Italia, ho continuato in Banca Sella, Corporate Venture Capital, partnership strategiche, consigli di amministrazione in Romania, India, nel FinTech. Vent'anni di C-suite, ruoli apicali, governance internazionale.
E poi è arrivato il momento di scegliere.
Nel 2020 ho fondato Mpowerd: una boutique di consulenza specializzata in leadership development, design organizzativo e coaching. Lavoro con multinazionali, scale-up e solopreneur, in italiano e in inglese. Nel 2023 ho avviato anche Bloom, una startup educativa che integra pedagogia e tecnologia per bambini, genitori ed educatori.
Oggi faccio il lavoro più bello che abbia mai fatto: accompagnare leader e imprenditori a costruire quella che chiamo l'architettura interna del successo, la capacità di guidare sé stessi prima ancora di guidare gli altri.
Vent'anni di corporate mi hanno dato qualcosa che nessun corso avrebbe potuto darmi: ho vissuto sulla mia pelle cosa significa prendere decisioni difficili, gestire la pressione, costruire team in contesti di cambiamento.
Giada, uno dei temi principali che affronti è il time management. Quali sono gli errori più comuni che vedi negli imprenditori?
Quando parlo di time management con i miei clienti, la prima cosa che faccio è sfidare il concetto stesso. Il tempo non si gestisce: è fisso, uguale per tutti, 24 ore senza eccezioni. Quello che si gestisce è l'energia e l'attenzione. E lì la differenza è enorme.
Gli errori più comuni che vedo, rispetto alla gestione del tempo, sono tre.
1. Cercare certezza nel fare.
In un mondo in cui tutto è incerto, la lista di cose da fare è concreta, misurabile, rassicurante. Il cervello trova conforto nell'essere occupato, perché occupato sembra uguale a utile. La trappola è sottile: il movimento dà la sensazione del progresso, ma non è progresso. E così si passa la giornata a correre senza mai chiedersi se si sta correndo nella direzione giusta. L'ossessione da coltivare è distinguere con precisione cosa fa fare progressi veri.
2. Non gestire l'energia.
Se sei esaurita, un'ora vale un quarto. Le decisioni peggiorano, la creatività si azzera, la reattività sale. L'energia si consuma e si rigenera, e farlo con intenzione è una competenza chiave. Significa sapere in quali momenti della giornata sei al massimo e proteggere quegli slot per il lavoro che conta. Significa trattare il riposo come parte della performance, non come alternativa ad essa.
3. Trascurare se stessi e le relazioni.
C'è un paradosso che vedo spesso: gli imprenditori costruiscono aziende per avere libertà e qualità di vita e poi sacrificano esattamente quelle cose sull'altare del business. Il sonno, il movimento, le relazioni che nutrono, i momenti di stacco vero sono erroneamente considerati il (e a volte incombenza) alla fine del lavoro: sono il carburante che rende il lavoro possibile.
Come si migliorano le abitudini?
Le abitudini migliorano in maniera intenzionale e con consistenza, senza pretendere perfezione. James Clear lo dice chiaramente: never skip twice. Non serve la perfezione, serve la continuità.
Le domande di qualità.
La pratica è semplice: fermarsi ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, con una sola domanda e lasciarla lavorare. La frequenza cambia la profondità: le domande quotidiane orientano l'azione, quelle settimanali correggono la rotta, quelle mensili rimettono in discussione la direzione. Il contenuto cambia con te: Cosa non sto vedendo? Quali voci mancano al tavolo? Dove sto ottimizzando qualcosa che forse non dovrei fare affatto? Non sono domande comode e non devono esserlo.
Il rituale di chiusura.
Tutti parlano della routine mattutina. Pochissimi parlano del momento in cui dichiari consapevolmente che il lavoro è finito. Ogni giorno: una micro-revisione di cosa hai mosso e cosa lasci per domani. Ogni settimana: uno stacco vero, intenzionale, un momento di riflessione ( o retrospettiva). Senza chiusura, la mente resta in loop, l’apprendimento è soffocato e la rigenerazione non avviene mai completamente.
La revisione settimanale come specchio e come maestro
Un momento di riflessione, apprendimento e prioritizzazione. Una conversazione onesta con sé stessi:"Cosa ho evitato questa settimana?" "Dove ho sprecato la mia energia migliore?" "A cosa avrei dovuto dire no?" È scomoda proprio perché è onesta. Ed è per questo che funziona.
Il tempo non negoziabile per le relazioni.
Mettilo in calendario prima di tutto il resto. Trattalo come un meeting con il tuo cliente più importante. Perché lo è.
Cosa significa concretamente adottare un mindset imprenditoriale?
Adottare un mindset imprenditoriale significa concretamente cambiare il modo in cui ti relazioni con le sfide, allenarti continuamente per attraversarle in modo più lucido, più veloce e meno costoso emotivamente.
Come? Lavorando su alcune cose precise.
La prima regola del mindset imprenditoriale? Ci si lavora ogni giorno.
E’ una pratica. Come il fisico, se smetti di allenarlo regredisce. I momenti di pressione non sono il posto dove costruire il tuo mindset: sono il posto dove lo usi. Costruiscilo prima, nei momenti ordinari, con intenzione.
La tua relazione con errori e incertezza è tutto.
I migliori imprenditori che conosco non hanno meno paura, non sbagliano meno, non hanno più certezze degli altri. L'incertezza è il terreno strutturale in cui operi, è la condizione permanente, considerarla una fase ti tiene nel limbo. Imparare a muoverti dentro di essa è un muscolo, non un talento. Si allena.
Gli errori, quelli intelligenti, sono un acceleratore di crescita. La domanda "come ho sbagliato?" lascia spazio a "cosa non sapevo e ora so?" Accettali, Processali velocemente, Tieni la lezione e lascia andare tutti i pensieri emotivamente carichi.
Pensa in sistemi, non in episodi.
Chi ha un mindset imprenditoriale maturo non reagisce solo all'evento chiede sempre "perché questo continua a succedere?" È la differenza tra chi spegne incendi e chi costruisce edifici strutturalmente ignifughi.
Chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Uno dei blocchi più comuni che è la difficoltà a chiedere. Chiedere feedback, chiedere supporto, chiedere competenze che non hai. Fare tutto da soli non è un valore: è un limite travestito da indipendenza. E nella quotidianità del business, quel limite si paga caro.
Giada, la gestione emotiva è una delle chiavi per il successo. Hai qualche consiglio pratico per gli imprenditori?
La parola che userei non è "calma" è centratura.
La centratura consente di non farci travolgere dalla tensione. la centratura, nei momenti di pressione, ha una radice precisa: sapere chi sei e perché fai quello che fai.
Identità e certainty partono dal tuo Perché.
Il tuo Why, perché hai scelto questa strada, cosa stai costruendo, quale impatto vuoi lasciare è l'ancora più solida che hai. Per questo ti chiedo sempre di tenerlo visibile. Non in testa, visibile davvero: scritto, appeso, accessibile. Nei momenti di pressione il rumore è alto e la memoria corta. Il tuo perché deve poter parlare più forte del rumore.
Focus: l'unica domanda che conta adesso.
La pressione allarga il campo visivo nel modo sbagliato, vedi tutto, elabori tutto, ti perdi in tutto. Il focus è un atto deliberato di restringimento. La domanda che uso con i miei clienti è semplice e quasi brutale: qual è l'unica cosa che conta adesso? Una. Quella chiarezza filtra il rumore e lascia passare il segnale.
Significato: le domande che aprono invece di quelle che chiudono.
Sotto pressione tendiamo a farci la domanda sbagliata: "perché sta succedendo questo?" È una domanda che paralizza, che guarda indietro, che non porta da nessuna parte. La domanda che invece apre è: "cosa posso fare con questo, adesso?" Passare dal perché al cosa/come, cambia la direzione del pensiero, cambia la qualità della decisione, cambia quello che diventa possibile.
Se dovessi consigliare una sola abitudine che ogni imprenditore dovrebbe adottare per migliorare la propria produttività e benessere, quale sarebbe?
Ne ho già parlato trattando di energia e tempo e non è un caso che ci torni, perché è lì che tutto si tiene insieme.
Se l'energia è la risorsa più preziosa che hai e la focalizzazione è il moltiplicatore delle tue decisioni, allora la domanda diventa: quando e come li proteggi?
La risposta è la mattina. Prima che il telefono suoni, prima che le mail arrivino, prima che il mondo ti metta la sua agenda in mano.
Parliamo di uno slot tra i 15 e i 60 minuti, la durata conta meno di quanto pensi. Conta che quello slot sia tuo, intoccabile, e che quello che ci metti dentro ti lasci più energica, più centrata e più lucida di prima. Movimento, scrittura, meditazione, respirazione, pianificazione: scegli quello che funziona per te. Non esiste una formula universale. Esiste il principio: mettiti al primo posto in maniera consistente, anche se imperfetta e never skip twice.
Hai un messaggio finale per chi sta pensando di candidarsi a Tot.Circle?
C'è una cosa che nessun corso, nessun libro e nessun tool può darti: qualcuno che ti guarda negli occhi e dice "anch'io".
Puoi avere un team, dei soci, una famiglia che ti supporta, eppure ci sono decisioni che non puoi condividere con nessuno di loro. Momenti in cui hai bisogno di qualcuno che capisca davvero cosa vuol dire stare dove stai tu, non necessariamente per sentirsi dire che andrà tutto bene, ma per pensare insieme, con onestà e senza giudizio.
Oltre agli strumenti, Tot.Circle ti abilita a costruire il tuo capitale sociale: un peer group che puoi scegliere e coltivare. Persone che stanno costruendo come te, che hanno le tue stesse domande, che non ti giudicano e non ti vendono niente.
Charlie Munger diceva che le persone con cui ti circondi sono la variabile più sottovalutata del successo. Io ci credo: l'ho visto nei miei clienti e l'ho vissuto sulla mia pelle.
Scopri Tot.Circle, il business training di Tot
Tot.Circle è un percorso che unisce leadership, investitori, networking e masterclass online su AI e strategia, pensato per chi vuole crescere come imprenditore e come guida della propria impresa.
Il percorso si compone di:
- Due giornate in presenza, il 16 e 17 aprile;
- Cinque masterclass online, dal 20 al 25 aprile-
Il percorso è completamente gratuito, su candidatura.

