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IRPEF 2026: scaglioni, aliquote e come si calcola

Redazione Tot

14 settembre 20267 min

Ti sei mai chiesto quante tasse paghi davvero sul tuo reddito?

L'IRPEF è l'imposta che tocca da vicino parite IVA in regime ordinario, soci di società di persone e imprenditori. Capire come funziona sembra complicato, ma niente panico: il meccanismo, una volta scomposto, è più semplice di quanto sembri.

Nel 2026 c'è inoltre una novità importante relativamente ad una delle aliquote che è stata ridotta. Vediamo tutto in questo articolo sull'IRPEF nel 2026:

  • cosa sono scaglioni e aliquote IRPEF e come sono cambiati quest'anno;
  • come si calcola l'imposta passo dopo passo, con esempi pratici;
  • cosa sono detrazioni, deduzioni e no tax area;
  • quando e come si versa l'IRPEF con il modello F24.
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Cos'è l'IRPEF

L'IRPEF è l'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.

È un'imposta diretta (colpisce direttamente il reddito), personale (segue la persona e la sua capacità contributiva) e progressiva (l'aliquota cresce al crescere del reddito). In pratica, è il pilastro del sistema fiscale italiano: la paghi sul reddito complessivo che produci in un anno.

La progressività è il concetto chiave. Non paghi la stessa percentuale su tutto il reddito: il reddito viene suddiviso in fasce, chiamate scaglioni, e a ognuna si applica un'aliquota diversa e crescente. Vediamo subito chi è tenuto a versarla.

Chi paga l'IRPEF?

L'IRPEF riguarda le persone fisiche titolari di un reddito. Per il mondo del business, questo significa in particolare:

  • Liberi professionisti e lavoratori autonomi in regime ordinario;
  • Ditte individuali in contabilità ordinaria o semplificata;
  • Soci di società di persone (SNC e SAS), che dichiarano la loro quota di reddito per trasparenza;
  • Amministratori e soci di SRL, sui compensi e sugli utili percepiti come persone fisiche;
  • Lavoratori dipendenti e pensionati, tramite le ritenute in busta paga o sul cedolino.

Chi non paga l'IRPEF?

C'è un'eccezione che interessa da vicino molte partite IVA: chi aderisce al regime forfettario non paga l'IRPEF e applica invece un'imposta sostitutiva sul reddito dell'attività (in genere il 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività, al ricorrere di specifiche condizioni).

Per questo motivo il concetto di scaglioni IRPEF non si applica al forfettario.

Scaglioni e aliquote IRPEF 2026

Gli scaglioni IRPEF sono le fasce di reddito a cui si applicano le diverse aliquote. Le aliquote sono le percentuali di imposta previste per ciascuna fascia. Dal 2024 la struttura è a tre scaglioni e la Legge di Bilancio 2026 l'ha confermata, ma con un taglio a una delle aliquote.

Ecco le tre fasce e le relative aliquote in vigore quest'anno:

  • 23% sulla quota di reddito fino a 28.000 euro (primo scaglione);
  • 33% sulla quota di reddito da 28.001 a 50.000 euro (secondo scaglione);
  • 43% sulla quota di reddito oltre 50.000 euro (terzo scaglione).

È fondamentale ricordare un punto: le aliquote si applicano per scaglioni, non sull'intero reddito. Se guadagni 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto: paghi il 23% sui primi 28.000 e il 33% solo sui 7.000 euro che eccedono la prima soglia. Lo vediamo nel dettaglio tra poco con un esempio.

Il taglio IRPEF 2026: la seconda aliquota scende dal 35% al 33%

Il principale taglio IRPEF del 2026 riguarda il secondo scaglione.

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 comma 3) ha ridotto di due punti l'aliquota, portandola dal 35% al 33%. La modifica si applica ai redditi prodotti dal 1° gennaio 2026 e interessa tutti i soggetti passivi IRPEF: dipendenti, autonomi e pensionati.

Per il meccanismo "a catena" degli scaglioni, il taglio non riguarda solo chi rientra nella fascia interessata, ma si trascina anche sui redditi più alti, che risparmiano sulla quota di reddito compresa in quello scaglione. Il beneficio è però limitato ai redditi fino a 200.000 euro: oltre questa soglia scatta una stretta sulle detrazioni, di cui parliamo più avanti.

Come si calcola l'IRPEF passo dopo passo

Il calcolo dell'IRPEF segue quattro passaggi fondamentali. Vediamoli uno ad uno.

1. Dal reddito complessivo al reddito imponibile

Il punto di partenza è il reddito complessivo, cioè la somma di tutti i redditi che produci (da lavoro, d'impresa, di capitale, fondiari, eccetera). Da questo si sottraggono gli oneri deducibili: spese che la legge consente di togliere prima del calcolo dell'imposta, come i contributi previdenziali obbligatori. Il risultato è il reddito imponibile, la base su cui si calcola l'imposta.

Attenzione a non confondere deduzioni e detrazioni: le deduzioni abbassano il reddito su cui si calcola l'imposta, le detrazioni riducono direttamente l'imposta da pagare. Intervengono in due momenti diversi del calcolo.

2. Il calcolo dell'imposta lorda

Sul reddito imponibile si applicano le aliquote per scaglioni, ottenendo l'imposta lorda. È il passaggio che segue la logica progressiva vista sopra: ogni fetta di reddito viene tassata con la sua aliquota.

3. Dalle detrazioni all'imposta netta

Dall'imposta lorda si sottraggono le detrazioni spettanti, che riducono l'imposta effettivamente dovuta. Le principali sono:

  • le detrazioni per tipologia di reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo);
  • le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli, altri familiari conviventi, entro i requisiti di legge);
  • le detrazioni per specifiche spese sostenute nell'anno (spese sanitarie, istruzione, interessi sul mutuo, ristrutturazioni, eccetera).

Il risultato è l'imposta netta: quella che paghi davvero.

4. Le addizionali regionali e comunali

All'IRPEF nazionale si aggiungono le addizionali regionali e comunali, che variano a seconda di dove hai il domicilio fiscale. Per il calcolo delle addizionali locali, la Legge di Bilancio 2026 ha prorogato fino al 2028 il regime che consente a Regioni e Comuni di mantenere gli scaglioni precedenti. Sono un'imposta a sé, ma vanno considerate per capire il carico complessivo.

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Esempio pratico di calcolo IRPEF 2026

Vediamo come si applica tutto questo con due esempi concreti, calcolando l'imposta lorda (prima delle detrazioni personali).

Esempio 1: reddito imponibile di 35.000 euro

Il reddito ricade in due scaglioni:

  • sui primi 28.000 euro si applica il 23%: fanno 6.440 euro;
  • sui restanti 7.000 euro si applica il 33%: fanno 2.310 euro.

L'IRPEF lorda è quindi pari a 8.750 euro. Da qui si sottraggono le detrazioni spettanti per ottenere l'imposta netta.

Esempio 2: reddito imponibile di 52.000 euro

Qui entrano in gioco tutti e tre gli scaglioni:

  • sui primi 28.000 euro, il 23%: 6.440 euro;
  • sui successivi 22.000 euro (fino a 50.000), il 33%: 7.260 euro;
  • sui 2.000 euro eccedenti i 50.000, il 43%: 860 euro.

L'IRPEF lorda è pari a 14.560 euro. Anche in questo caso, l'imposta netta si ottiene togliendo le detrazioni.

Da questi esempi emerge un concetto utile: l'aliquota media effettiva (imposta divisa per reddito) è sempre più bassa dell'aliquota nominale dell'ultimo scaglione, proprio perché la tassazione è progressiva.

No tax area: quando non si paga IRPEF

La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale l'imposta lorda viene azzerata dalle detrazioni. Non è un quarto scaglione allo 0%, ma il risultato del gioco tra imposta e detrazioni previste dall'art. 13 del TUIR. Nel 2026 le soglie sono:

  • 8.500 euro per lavoratori dipendenti e pensionati;
  • 5.500 euro per alcune categorie di lavoro autonomo e altri redditi.

Sotto queste soglie, le detrazioni assorbono l'imposta e il saldo è zero (mai negativo). Un'avvertenza importante: rientrare nella no tax area non equivale automaticamente all'esonero dalla dichiarazione dei redditi, che dipende dalla composizione dei redditi e dalle ritenute subite.

Detrazioni da lavoro e la stretta 2026 sui redditi alti

Per i redditi da lavoro dipendente la detrazione massima prevista dal TUIR è di 1.955 euro per redditi complessivi fino a 15.000 euro, e decresce progressivamente fino ad azzerarsi oltre i 50.000 euro.

La Legge di Bilancio 2026 ha però introdotto una misura restrittiva per i redditi più elevati. Per i contribuenti con un reddito complessivo superiore a 200.000 euro, l'ammontare di alcune detrazioni (in particolare quelle al 19%, con esclusione delle spese sanitarie) è ridotto di 440 euro. È il meccanismo che "sterilizza" il vantaggio del taglio di aliquota per i redditi altissimi.

Quando e come si versa l'IRPEF?

Per i lavoratori dipendenti e i pensionati l'IRPEF viene trattenuta alla fonte dal sostituto d'imposta, direttamente in busta paga o sul cedolino. Per partite IVA, autonomi e imprenditori il versamento avviene invece con il modello F24, in sede di dichiarazione dei redditi, tramite saldo e acconti.

La scadenza ordinaria per il versamento del saldo e del primo acconto è fissata al 30 giugno 2026, con possibilità di versare entro il 30 luglio applicando una maggiorazione dello 0,40%. Per i titolari di partita IVA soggetti agli ISA e per i forfettari, per il 2026 il termine è stato prorogato al 20 luglio 2026. Il secondo acconto va invece versato entro il 30 novembre 2026. Con Tot puoi pagare gli F24 direttamente dal conto, senza commissioni aggiuntive, e tenere sotto controllo tutte le scadenze fiscali dell'anno.

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