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Aliquota IVA 2026: guida completa per PMI e professionisti

Redazione Tot

22 maggio 20268 min

L'aliquota IVA è la percentuale con cui si calcola l'Imposta sul Valore Aggiunto su ogni bene o servizio venduto. Sembra una banalità, ma sapere quale aliquota applicare in fattura e come indicarla correttamente, è una degli aspetti che genera spesso più dubbi tra PMI e professionisti.

Nessun problema, qui trovi la guida più completa e chiara del web sulle aliquote IVA nel 2026: tipologie, calcolo, come indicarle in fattura ed errori più comuni.

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Cos'è l'aliquota IVA

L'aliquota IVA è la percentuale che, applicata all'imponibile di un'operazione, determina l'importo dell'Imposta sul Valore Aggiunto dovuto allo Stato. È il "moltiplicatore" che trasforma il prezzo netto (valore del servizio o prodotto offerto) in prezzo lordo.

Un esempio veloce: se vendi un servizio di consulenza per 1.000 euro di imponibile applicando l'aliquota ordinaria del 22%, l'IVA sarà 220 euro e la fattura totale 1.220 euro.

Come funziona il meccanismo di rivalsa

L'IVA è un'imposta indiretta che colpisce il consumatore. Chi gestisce un'attività con partita IVA è un soggetto passivo: incassa l'imposta dai clienti applicando l'aliquota in fattura, ma non la sopporta economicamente. Il meccanismo è in tre tempi:

  • Quando vendi un bene o un servizio, applichi l'aliquota IVA in fattura: l'imposta che incassi è IVA a debito verso lo Stato;
  • Quando acquisti beni o servizi inerenti all'attività, paghi l'IVA ai fornitori secondo la loro aliquota: questa è IVA a credito, che puoi detrarre;
  • Periodicamente, in sede di liquidazione, calcoli la differenza tra IVA a debito e IVA a credito e versi l'eventuale debito con F24.

In linea generale, l'IVA effettivamente versata da chi fa impresa è quella relativa al valore aggiunto generato dalla propria attività, cioè la differenza tra IVA incassata e IVA detraibile sugli acquisti inerenti all'attività.

Perché esistono aliquote diverse

Non tutti i beni e servizi sono uguali agli occhi del legislatore. Le aliquote ridotte (10%, 5%, 4%) sono uno strumento di politica fiscale: si applicano a categorie considerate socialmente o economicamente strategiche, come beni di prima necessità, cultura, edilizia residenziali e altri servizi essenziali, per renderle più accessibili.

L'aliquota ordinaria al 22% è invece quella definita "residuale", applicata a tutto ciò che non rientra nelle categorie agevolate.

Le tipologie di aliquota IVA in vigore nel 2026

In Italia esistono quattro aliquote IVA principali. Vediamole una per una nel dettaglio.

Aliquota IVA ordinaria al 22%

È l'aliquota standard, applicata in via residuale a tutti i beni e servizi che non rientrano nelle aliquote ridotte. Si applica in particolare a:

  • La maggior parte delle prestazioni professionali (consulenza, sviluppo software, marketing, design);
  • I servizi B2B in generale;
  • I beni di consumo non essenziali (elettronica, abbigliamento adulti, cosmetici);
  • Alcolici, tabacchi e i altri prodotti.

Aliquota IVA ridotta al 10%

Si applica a beni e servizi considerati di interesse generale, tra cui:

  • Servizi di alloggio: hotel, B&B, agriturismi, case vacanza;
  • Somministrazione di alimenti e bevande in bar, ristoranti, pizzerie, mense;
  • Energia elettrica per uso domestico nei casi agevolati previsti dalla normativa;
  • Alcuni prodotti alimentari non di prima necessità: carne, pesce non fresco, alcuni prodotti da forno;
  • Manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili residenziali (legata al bonus ristrutturazioni);
  • Spettacoli teatrali, concerti, cinema.

Aliquota IVA ridotta al 5%

È un'aliquota introdotta più di recente, con un perimetro di applicazione più ristretto:

  • Alcuni prodotti per l'infanzia e per l'igiene femminile;
  • Alcune categorie di servizi sociali e socio-sanitari;
  • Determinati prodotti alimentari freschi.

Aliquota IVA super-ridotta al 4%

È l'aliquota minima, riservata ai beni di prima necessità e ad alcuni beni di rilevanza sociale:

  • Pane, pasta, latte, ortaggi freschi, alcuni prodotti alimentari di base;
  • Libri, giornali e periodici (sia cartacei sia in formato digitale, nei casi previsti dalla normativa);
  • Mense aziendali e scolastiche;
  • Acquisto della prima casa (con i requisiti previsti);
  • Protesi e ausili per persone con disabilità;
  • Alcuni prodotti per l'editoria e per la cultura.
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Aliquota IVA: esenti, non imponibili e escluse

Non tutto ciò che fatturi è soggetto a un'aliquota IVA. Esistono tre macro-categorie di operazioni che restano fuori dal calcolo dell'imposta e in cui non si applica alcuna aliquota:

  • Esenti (art. 10 DPR 633/72): operazioni che per legge non scontano IVA, ma vanno comunque indicate in fattura con la dicitura "operazione esente". Esempi: prestazioni sanitarie, servizi educativi, operazioni assicurative e finanziarie.
  • Non imponibili: tipicamente le esportazioni verso paesi extra-UE e le cessioni intracomunitarie verso soggetti passivi IVA in altri Stati membri.
  • Escluse: operazioni fuori dal campo di applicazione dell'imposta (es. cessioni di denaro, conferimenti d'azienda).

Anche se non c'è un'aliquota da applicare, molte di queste operazioni vanno comunque documentate in fattura con l'indicazione corretta della natura dell'operazione (vedremo come nella sezione dedicata).

Come si calcola l'IVA a partire dall'aliquota

Una volta individuata l'aliquota corretta, il calcolo dell'IVA è una semplice operazione matematica. Le formule sono due, a seconda che tu parta dall'imponibile o dal lordo.

Calcolo dell'IVA partendo dall'imponibile

È il caso più comune: hai concordato con il cliente un prezzo "più IVA". La formula:

IVA = Imponibile × (aliquota / 100)

E poi:

Totale fattura = Imponibile + IVA

Esempio: prestazione professionale da 1.500 euro con aliquota 22%.

  • IVA = 1.500 × 0,22 = 330 euro
  • Totale fattura = 1.500 + 330 = 1.830 euro

Calcolo dell'IVA partendo dal lordo (scorporo)

Capita anche di dover scorporare l'IVA da un prezzo già comprensivo dell'imposta (tipico nel commercio al dettaglio o nei servizi al consumatore finale). La formula:

Imponibile = Lordo / (1 + aliquota / 100)

IVA = Lordo − Imponibile

Esempio: prezzo lordo al consumatore di 122 euro con aliquota 22%.

  • Imponibile = 122 / 1,22 = 100 euro
  • IVA = 122 − 100 = 22 euro

Trucchi veloci per gli scorpori più comuni

Per il calcolo mentale rapido, basta dividere il lordo per il coefficiente corrispondente all'aliquota:

  • Aliquota 22%: dividi per 1,22
  • Aliquota 10%: dividi per 1,10
  • Aliquota 5%: dividi per 1,05
  • Aliquota 4%: dividi per 1,04

Cosa succede se in fattura ci sono aliquote diverse?

Se la stessa fattura include voci soggette ad aliquote diverse (es. un ristoratore che fattura il servizio di ristorazione al 10% e una bottiglia di vino al 22%), ogni riga della fattura deve indicare la propria aliquota e il proprio imponibile. Il totale dell'IVA è la somma delle IVA calcolate riga per riga, non un'unica percentuale media.

Come si inserisce l'aliquota IVA in fattura

L'aliquota IVA è uno degli elementi obbligatori della fattura ai sensi dell'art. 21 del DPR 633/1972. La fatturazione elettronica, che dal 2024 è obbligatoria per la quasi totalità dei soggetti passivi IVA, ha standardizzato il modo in cui questa informazione va riportata nel tracciato XML inviato allo Sistema di Interscambio.

Gli elementi obbligatori riga per riga

Per ogni riga di prodotto o servizio in fattura devi indicare:

  • La descrizione del bene o servizio
  • L'imponibile (prezzo unitario × quantità, al netto di sconti)
  • L'aliquota IVA applicabile (es. 22,00)
  • L'imposta calcolata sull'imponibile (in alternativa, va popolato il campo "Natura" se l'operazione non sconta IVA con addebito ordinario)

Il blocco di riepilogo IVA

Nella fattura elettronica, oltre alle singole righe, è obbligatorio compilare il blocco di riepilogo per aliquota: una sezione che raggruppa tutte le voci della fattura per aliquota applicata, riportando per ciascuna il totale imponibile e il totale imposta. Se la fattura contiene operazioni con aliquote diverse, ci sarà un blocco riepilogo per ogni aliquota.

Le diciture per operazioni senza addebito di IVA

Quando l'operazione non comporta addebito di IVA in fattura, non si indica un'aliquota numerica ma si valorizza il campo "Natura" con il codice corrispondente. I principali codici natura sono:

  • N1: operazioni escluse ex art. 15
  • N2.1 / N2.2: operazioni non soggette
  • N3.1N3.6: operazioni non imponibili (esportazioni, cessioni intracomunitarie, ecc.)
  • N4: operazioni esenti (es. prestazioni sanitarie)
  • N6.1N6.9: operazioni in reverse charge (inversione contabile — l'IVA esiste ma viene assolta dal cessionario/committente)
  • N7: operazioni con IVA assolta in altro Stato UE

In aggiunta al codice natura, è buona pratica inserire in fattura la dicitura testuale che richiama la norma di riferimento. Esempi:

  • "Operazione esente ex art. 10 DPR 633/72"
  • "Operazione non imponibile ex art. 8 DPR 633/72"
  • "Inversione contabile ex art. 17, comma 6, DPR 633/72"

Aliquota IVA ed errori frequenti in fattura

Tre errori che capitano spesso:

  • Aliquota sbagliata: il caso più frequente. Es. un'attività di ristorazione che fattura al 22% invece che al 10%. La rettifica richiede una nota di variazione
  • Mancata indicazione del codice natura per operazioni esenti o non imponibili: il file XML può essere scartato dallo SdI oppure generare irregolarità fiscali
  • Errore nel riepilogo per aliquota: i totali per blocco non coincidono con la somma delle righe corrispondenti, con il rischio di scarti o irregolarità fiscali

In caso di dubbio sull'aliquota da applicare a una prestazione specifica, è bene confrontarsi con il commercialista prima di emettere la fattura: rettificare dopo costa più tempo.

Aliquota IVA e regime forfettario

I contribuenti in regime forfettario — ditte individuali e liberi professionisti con ricavi entro la soglia prevista dalla normativa vigente, attualmente pari a 85.000 euro annui — operano "fuori campo IVA":

  • Non applicano alcuna aliquota IVA in fattura
  • Non detraggono l'IVA sugli acquisti
  • In fattura inseriscono la dicitura "Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014 - regime forfettario"
  • Nel tracciato della fattura elettronica valorizzano il codice natura N2.2 (operazioni non soggette)

Nel regime forfettario, infatti, l'IVA non si applica sulle operazioni attive e non è detraibile sugli acquisti, mentre l'imposta sostitutiva sostituisce IRPEF e addizionali: una semplificazione importante che però comporta anche di non poter scaricare l'IVA sugli investimenti aziendali.

Attenzione al superamento delle soglie

Se nel corso dell'anno il forfettario supera 100.000 euro di ricavi, dal momento del superamento rientra immediatamente nel regime ordinario IVA: deve iniziare ad applicare le aliquote alle operazioni successive al superamento e a gestire tutti gli obblighi connessi (liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale). Per la situazione specifica del tuo caso, è bene confrontarsi con il commercialista.

Se vuoi approfondire, ne abbiamo parlato nel dettaglio in un articolo dedicato al Regime Forfettario, sempre sul blog di Tot.

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