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Chi è e cosa fa Tot? Ve lo spiega la nostra CEO, Doris Messina.

Redazione Tot
22 luglio 2022
Chi è e cosa fa Tot? Ve lo spiega la nostra CEO, Doris Messina.
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Ben arrivati/e nel blog di Tot! Uno spazio pensato per raccontarvi ogni settimana qualcosa in più di noi, ma anche per approfondire, con contenuti gratuiti su innovazione ed educazione finanziaria, tutta una serie di argomenti che - siamo certi - non vi dispiacerà avere nei vostri feed.

Disclaimer: Quella che segue è la conversazione semi-seria tra Luca (L), stagista marketing tutt’altro che riverente, e Doris Messina (D), co-founder e CEO di Tot. Nel leggerla potrete intuire parecchio di chi siamo, a chi ci rivolgiamo e con che spirito abbiamo deciso di creare una nuova startup bancaria semplice per le imprese ed i professionisti italiani.

Il new normal della Transizione digitale

L: Ciao Doris, lo so che sei il mio capo ma sono abituato ad andare dritto al punto: se mi aiuti a capire “un Tot alla volta” chi siamo e cosa facciamo poi posso anche spiegarlo ai nostri clienti. Però mi servono le keyword…

D: Ok, Luca. Ma cosa c’entrano le keyword?

L: Per Google, per inserirci nei trend… insomma per fare in modo che questa nostra chiacchierata non resti solo tra me e te :-)

D: Ah, questa GenZ…!

L: Ecco, grazie per la keyword! Andiamo a noi: se ne parla molto ormai, ma cosa vuol dire - nel pratico - “transizione digitale”?

D: Siamo in una fase di evoluzione molto ampia delle nostre abitudini, ma siamo anche il paese in Europa con uno dei più scarsi livelli di digitalizzazione. Quindi la transizione digitale è utile e necessaria prima di tutto, banalmente, perché riduce i costi. Specie in questo nuovo scenario globale dovuto all’inflazione e quindi alla crescita dei prezzi, la prima strada da perseguire per le imprese è quella di ridurre i costi.

L: Inflazione. Ora ce l’hai messa tu la keyword… grazie capo! Anyway, secondo te l’innovazione è un’opportunità o un costo?

D: Inizierei col dire che l’innovazione non è soltanto innovazione tecnologica: oggi esiste un mondo “da Amazon in poi”, ovvero ci sono decine, centinaia, migliaia di aziende che stanno rinnovando e in alcuni casi cambiando radicalmente i loro processi di logistica, ovvero il core dell’azienda. L’innovazione è certamente un investimento, perché innovare vuol dire anche andare a risolvere una serie infinita di micro-problemi che hanno tutte le imprese.

La grande sfida dell’inclusione finanziaria

L: Mi fai un esempio?

D: Ad esempio il costo del cosiddetto “denaro nascosto”, la gestione del cash, sono costi che non si vedono ma ci sono. E poi gli errori... digitalizzando riduco i costi di gestione e ottimizzo i processi e i servizi dell’azienda.

L: La transizione digitale funziona allo stesso modo per il piccolo imprenditore e per la grande realtà?

D: In Italia si è sia privati che imprenditori. A proposito del “mondo da Amazon in poi”, c’è chi ha vissuto e vive la transizione da privato e si chiede “perché non lo posso fare per la mia azienda?” E poi c’è un altro tema: da consumer la gente si è molto abituata a fidarsi delle fintech piuttosto che delle banche tradizionali.

L: Oramai viviamo nell’era delle App...

D: Esatto: facciamo tutto con le app, e sia i consumatori che gli imprenditori possono accedere a tantissimi servizi finanziari anche con una barriera molto bassa. E qui c’è anche un tema di inclusione finanziaria…

Un conto italiano (vero) a prova di burocrazia

L: E ci sono anche tante app che sono tradotte perfettamente in italiano ma che non sono italiane, soprattutto tra quelle che promettono di aiutarci a gestire i nostri soldi. Ti risulta?

D: Ma come sei perspicace! Dietro le app ci sono le startup, le fintech e le banche. Se queste hanno sede in Italia forniscono, per esempio un IBAN italiano. Lo sai che per un imprenditore o un professionista operare in Italia con un conto non italiano può anche rappresentare un problema?

L: Cioè?

D: Perché purtroppo e per fortuna abbiamo molti servizi che solo un’azienda e una banca che vive e opera in Italia può padroneggiare. “F24”, “PAGOPA”, “RIBA”, “MAV”, “RAV”….

L: Oddio, ora inizi a confondermi però…

D: Tranquillo, si tratta di sigle tipicamente italiane che sono parte della nostra vita finanziaria da sempre. Integrarle sul serio in un unico conto business è la nostra sfida, altrimenti sarebbe un gioco più che un conto business.

L: Qual è quindi un vantaggio immediato del conto italiano?

D: Per esempio avere l'F24 nativo, direttamente collegato tramite Entratel e Fisconline all'Agenzia delle Entrate. Con Tot questo processo è automatizzato ed istantaneo: anche se te lo ricordi all’ultimo momento non è un problema perché il pagamento avviene subito. In più l’imprenditore o il professionista che compila l'F24 beneficia immediatamente e gratuitamente di una una serie di controlli formali: ad esempio ti diciamo se stai commettendo qualche errore nella compilazione.

L: Ci ameranno anche tutti i commercialisti!

D: Penso proprio di sì.

Digitale, ma presto a portata di mano

L: Ok capo, tutto bellissimo col digitale, ma a voi italiani piace ancora andare in filiale e usare i contanti…

D: Infatti, pur vivendo immersa nell’innovazione da anni, non penso proprio che non servano le filiali…

L: Oddio, mi cogli alla sprovvista!

D: Servono dei luoghi “fisici” per una gestione pratica del contante, che costituisce ancora la stragrande parte dei flussi di denaro, anche in azienda.

L: Stiamo spoilerando qualcosa?

D: Posso dirti che presto saremo in grado di coprire capillarmente in tutta Italia anche le classiche operazioni “analogiche”, a partire dai versamenti.

Fare una banca quasi completamente in smart working

L: A proposito di cose “analogiche”, che ne pensi del ritorno in ufficio? Elon Musk ha deciso che lo smart working non può durare per sempre. Tu sei anche una mamma, e stai costruendo una banca lavorando da casa...

D: Musk con Tesla gestisce una catena di produzione, è molto diverso. Ok andare incontro all’industria 4.0, ma come fai a gestire una catena di produzione completamente in smart working? Noi abbiamo fatto dello smart working un elemento di valore aggiunto per le nostre persone: ci deve essere una flessibilità tra lavoro e vita privata, e per questo crediamo molto nella fiducia nella responsabilità di ciascuno. Con me, tra di noi, non lavorano dipendenti ma persone di cui sappiamo di poterci fidare.

L: E sta funzionando?

D: È un salto logico grande. Il fatto di poter fondare da zero un’azienda così è la dimostrazione che un certo tipo di lavoro può funzionare. Certo, abbiamo anche bisogno di vederci fisicamente ogni tanto, ma onestamente non credo che sia noi sia moltissime altre realtà potranno tornare indietro dallo smart working.

L: Doris, oggi sui giornali leggiamo di “talenti in fuga dalle grandi corporate”. Convincili a venire a lavorare con noi!

D: Abbiamo una mission grande, ovvero aiutare i piccoli imprenditori ad avere successo con la propria attività e il loro business. E nell’aiutarli gli consentiamo di avere più consapevolezza. Siamo un’azienda che nasce da zero, il 30 per cento di noi sono donne (viva le STEM) e qui ciascuno e ciascuna può fare la differenza, vivendo un bilanciamento vero tra vita privata e vita lavorativa.

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