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Sì, le aziende italiane hanno un problema con l’educazione finanziaria

Redazione Tot
Redazione Tot
5 dicembre 2022
Sì, le aziende italiane hanno un problema con l’educazione finanziaria

Quanto ne sanno (davvero) le aziende di educazione finanziaria? La domanda nasce provocatoria, ovviamente, ma abbiamo le nostre buone ragioni per interrogarci su un tema così semplice e al tempo stesso così complesso. Partiamo da un assunto: le micro, piccole e medie imprese costituiscono la maggior parte delle imprese nel mondo, ovvero: viene dalle PMI il 90% di tutte le imprese e il 50% di tutti i posti di lavoro nel mondo. E tutte, ogni giorno, devono affrontare una serie di sfide tra ostacoli normativi e oneri fiscali, difficoltà di accesso ai finanziamenti, e non solo.

In questi ultimi due anni l’economia “post-pandemica” sta plasmando una realtà sempre più complessa quanto instabile. Ovvero, un nuovo scenario caratterizzato da maggiore incertezza nel contesto economico, nei mercati finanziari e, ovviamente, nelle nostre stesse vite. La crisi conseguente alla pandemia e, in ultimo, al conflitto tra Russia e Ucraina ed il conseguente “caro bollette”, sta mettendo alla prova la resilienza di famiglie e imprese di fronte alle avversità. L'adattamento a questo nuovo contesto richiederà in larga misura il consolidamento delle competenze per poter prendere decisioni e gestire le nostre finanze personali e aziendali nel breve ma soprattutto nel medio e lungo termine.

Ma le aziende sono davvero in grado di gestire questa fase di adattamento? C’è un concetto, o meglio una materia basilare che può diventare uno strumento importante per aiutare le PMI ei potenziali imprenditori ad ottenere l'accesso ai finanziamenti e rafforzare le capacità di gestione del denaro: l’educazione finanziaria.

L’alfabetizzazione finanziaria, spiegata

Facciamo un passo indietro, e capiamo cos'è l'alfabetizzazione finanziaria. In parole molto “povere” potremmo dire che è la nostra capacità di comprendere e utilizzare efficacemente varie __ abilità finanziarie__. L'alfabetizzazione finanziaria è, insomma, il fondamento su cui poggia la nostra relazione con il denaro, ed è un viaggio di apprendimento che dura per tutto l’arco della nostra vita, perché sia chiaro: non smetteremo mai di apprendere nuovi concetti e nuove abilità finanziarie.

Quali abilità? Tutte quelle competenze che ci consentono quotidianamente di risparmiare, organizzare ed ottimizzare i nostri budget, utilizzare l’indebitamento in modo responsabile, essere in regola con il fisco evitando multe e sanzioni, accrescendo il nostro patrimonio personale, familiare ed aziendale.

Stiamo parlando di tutto un insieme di azioni e attenzioni utili a guadagnare di più, sicuramente, ma anche a non danneggiare (per imperizia) i nostri patrimoni. Come? Essere finanziariamente alfabetizzati vuol dire, ad esempio, essere meno vulnerabili alle truffe online ed alle frodi, sicuramente. Ma anche comprendere le voci delle bollette, fino ad operazioni più complesse quali ad esempio operare con IVA e aliquote diverse, eccetera.

Sì, ovviamente per le cose più complesse esistono i commercialisti e i consulenti, ma non per le basi.

Dall’alfabetizzazione alla cultura finanziaria

Secondo il Rapporto Edufin 2022, realizzato dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria del Ministero dell'Economia e delle Finanze, in collaborazione con Doxa, si registra nella popolazione italiana qualche miglioramento delle conoscenze finanziarie di base, ovvero su concetti quali inflazione, tasso di interesse semplice e composto, diversificazione del rischio e relazione rischio-rendimento.

Il concetto più familiare è, manco a dirlo, quello di inflazione, conosciuto dal 71,9% dei decisori economici, che dichiarano di sapere di cosa si parla. Rimangono più ostici i concetti di tasso di interesse composto (solo il 40.6% degli intervistati dichiara di sapere di cosa si parla) e semplice (45,0%).

Per chi guida un’impresa, però, la conoscenza degli elementi fondamentali della finanza, quella che comunemente viene definita cultura finanziaria, sono prima di tutto un vantaggio competitivo. Soprattutto per i microimprenditori, la cultura finanziaria può diventare la chiave da usare per assicurare la prosperità e qualche volta per la sopravvivenza stessa dell’azienda, soprattutto quando l’economia è colpita da shock profondi e inaspettati come in questo periodo.

In un’impresa le decisioni finanziarie sono all’ordine del giorno e toccano tutte le aree di attività, dall’organizzazione della produzione alle relazioni commerciali, dalla gestione della liquidità e del debito ai rapporti con le banche.

Comprendere i vantaggi e i rischi degli strumenti finanziari è diventato ancora più importante alla luce dei profondi cambiamenti che stanno investendo il settore finanziario, a partire dall’innovazione tecnologica che sta affermando anche nuovi modelli di intermediazione che vanno ad ampliare la gamma degli strumenti di ricorso alla __liquidità __per le piccole e medie imprese: pensiamo alle piattaforme di equity crowdfunding, o al peer-to-peer lending, che rendono possibile il finanziamento diretto delle imprese da parte dei risparmiatori; oppure alle tecnologie di valutazione del merito di credito basate sull’utilizzo di grandi quantità di informazioni (i cosiddetti Big data), che potrebbero allargare il bacino di aziende finanziabili dagli intermediari.

Per sfruttare queste opportunità è necessario possedere un “pesante” bagaglio di conoscenze finanziarie e digitali. E questo, lo ripetiamo, vale soprattutto per i microimprenditori, che difficilmente possono fare affidamento su dipendenti o consulenti con competenze specifiche in queste materie, e che spesso oltre a essere CEO sono essi stessi anche il CFO (Chief Financial Officer), il CMO (Chief Marketing Officer), eccetera dell’azienda. E questo è un problema anche e soprattutto di molte startup.

I numeri

A livello internazionale, l’importanza della cultura finanziaria delle aziende di minore dimensione è stata riconosciuta già nel 2015 nei cosiddetti High Level Principles del G20 sul finanziamento delle PMI. La necessità principale, secondo i governi più grandi del mondo, era quella di “migliorare le competenze finanziarie e la visione strategica” delle imprese, ovvero favorire anche una maggiore comprensione degli strumenti finanziari disponibili e delle misure (in quel caso pubbliche) a loro disposizione.

Quali sono queste competenze finanziarie? Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che recentemente ha pubblicato un quadro dettagliato delle competenze finanziarie che un imprenditore dovrebbe idealmente possedere, vi sono:

  • riconoscere l’interazione tra finanza personale e aziendale;
  • comprendere l’evoluzione del panorama finanziario;
  • diventare più consapevole dei canali di finanziamento disponibili e dei rischi finanziari.

A proposito di OCSE, qualche numero riguardante casa nostra. Nel 2020 la Banca d’Italia ha svolto un’indagine sull’alfabetizzazione e le competenze finanziarie, sulla base degli indicatori individuati dall’OCSE, il punteggio degli adulti è in media intorno agli 11 punti, su un massimo di 21. Per i soli imprenditori il valore medio è 12,4; il leggero divario è dovuto principalmente al fatto che i titolari delle aziende gestiscono flussi di reddito più ampi.

Ma il livello della cultura finanziaria in Italia è basso soprattutto tra gli imprenditori meno istruiti e tra quelli a capo di aziende con meno di cinque dipendenti. Con un dato che rappresenta però un vantaggio (qualora nei prossimi anni riuscissimo a colmare il gap): rispetto alle altre economie avanzate del mondo, nell’insieme del tessuto produttivo italiano (leggi: del PIL) il peso dei microimprenditori è il più elevato. In numeri: in Italia, alle imprese con meno di 10 addetti fa capo il 41% dell’occupazione e il 25% del valore aggiunto, a fronte rispettivamente del 28% e del 18% della media UE.

Quindi prima le microimprese in Italia miglioreranno in cultura finanziaria, prima migliorerà tutta la nostra economia.

E se concetti di amministrazione finanziaria particolarmenti ostici quali la “scarsa capitalizzazione”, o le “fragilità di bilancio”, dovute magari a un elevato peso degli oneri finanziari nel conto economico, fino agli eventuali guai derivanti dalle “opacità” nei confronti dei finanziatori esterni, sono in tutta evidenza più complessi da comprendere e far propri per ogni piccolo imprenditore, è certo che quanto più questi concetti e questa consapevolezza generale sono deboli tanto più sono gravi gli effetti sulle sue scelte finanziarie.

Ma ci sono anche e soprattutto le basi, ovvero quei comportamenti apparentemente banali quali confondere spesso tra conti aziendali e personali, non saper distinguere tra tasse, tributi e contributi quando si compila un F24.

LEGGI ANCHE: Partita IVA: cos’è, come si apre, come funziona…

Ed è così che è facile passare dal concetto di alfabetizzazione finanziaria a quello di alfabetizzazione fiscale. Per esempio conoscere cos’è un “cassetto fiscale”, come accedervi e quali sono le informazioni utili che si possono ricavare in piena autonomia ed in qualsiasi momento. Oppure ancora, perché no, come collegarlo direttamente al proprio conto aziendale… ma su questo aspetto siamo spudoratamente di parte. :-)

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